Simona Marchini: «I miei gioiosi 80 anni senza pentimenti»

19 Dicembre 2021

Da Iside alla lirica, l’attrice festeggia in scena con Ozpetek Le nozze con Cordova: «Era galante. Siamo separati e amici»

«Rientrare in teatro è sempre eccitante, ancora di più dopo tutto quello che abbiamo passato in questi mesi. Io però, pure dopo tanti anni, mi “terrorizzo” ancora. Anche questa volta la fifa è a centomila». Lo dice senza falsa modestia, con il garbo e l’autoironia che l’accompagnano da sempre, Simona Marchini.
La signora del teatro, ma anche della tv, dell’arte e della lirica, compie oggi 80 splendidi anni e li festeggia con il miglior regalo per un’artista: il ritorno in scena nel cast di “Mine vaganti”, lo spettacolo che Ferzan Ozpetek ha tratto dal suo stesso film e che dopo un’anteprima a Caserta, arriverà a Roma il 26 dicembre, spettacolo delle feste all’Ambra Jovinelli, per poi partire in tournée fino ad aprile. Per lei, i panni della nonna (che veste anche nella vita), al cinema interpretata da Ilaria Occhini. «Ottant’anni? Quando arrivi a certe cifre tonde ti stupisci, come se a te non dovesse toccare mai», sorride raccontandosi. «Ormai c’è una certa saggezza. Non sono una di quelle donne che fanno l’impossibile per sembrare fanciulle. Però sono accuratina: mia mamma, per esempio, metteva solo il rossetto, ma non ci rinunciava mai. Io cerco di mantenere un certo garbo e cura, anche per rispetto degli amici che ho intorno». Sono i tanti artisti e il critico Arnaldo Colasanti, che hanno trovato casa nella sua storica galleria La Nuova Pesa, riaperta a Roma a metà degli anni ’80 sul solco della tradizione di famiglia. Attrice, regista, cantante, conduttrice, ambasciatrice Unicef, direttrice di Festival, la vita di Simona Marchini ne vale almeno quattro. Figlia dell’imprenditore Alvaro Marchini, costruttore edile con la passione per l’arte e una vocazione a sinistra (fu lui a vendere Botteghe oscure al Pci) poi presidente della As Roma negli anni ’70, appassionata di ayurvedica e omeopatia («ma con intelligenza», sottolinea. «Il vaccino sono corsa a farlo»), la Marchini conta due mariti (Roberto Paolopoli e il calciatore Franco Cordova), una figlia e una galleria di personaggi indelebili, a partire dalla storica Iside Martufoni, «l’ammiraglia della Balduina», che in minigonna dalla sua postazione al quindicesimo lampione del Gra dispensava consigli di cuore alle italiane. «Mi stupisco sempre quando ancora mi fermano citandomi alcuni suoi passaggi. Io credo nelle energie buone e nella vita mi hanno spesso dato una mano», sorride l’attrice. A partire da quel provino, registrato per caso a Cortina, dove non doveva essere, con l’amica Delia Scala e l’aiuto di Don Lurio, un girato che poi venne mostrato a Giovanni Minoli. «In Rai allora condivideva la stanza con Renzo Arbore, che entrò proprio in quel momento», racconta. «Vide il video e mi disse: “se farò qualcosa di grosso ti voglio chiamare”. Non gli diedi peso e invece qualche anno dopo arrivò una telefonata: partiamo tra un mese con una nuova trasmissione». Era “Quelli della notte”, programma cult che cambiò il modo di fare la tv in Italia, regalando immensa popolarità a una generazione di talenti.
Lei per l’occasione lanciò la sua telefonista romana piccolo borghese. «Arbore diceva: “ma si, tanto andiamo in onda di notte, chi vuoi che ci guardi” », ride ancora. Ma ci sono stati anche periodi bui. «Come quando venni “epurata” insieme a molti altri dalla Rai di Letizia Moratti», ricorda. «Non me ne accorsi subito. Dovevo fare una fiction con Franca Valeri, ma il progetto non partiva. E anche tante altre cose saltavano stranamente. Poi capii». I compleanni tondi sono spesso occasione di bilanci «Quelli li ho sempre fatti nella mia vita. La pandemia poi, è stata una prova epocale per tutti. Ho capito che non mi pento assolutamente di nulla di quello che ho dato, anche quando magari era mal riposto. Bisogna imparare a perdonare gli altri, ma soprattutto a perdonare noi stessi. Oggi sono in pace con la mia coscienza, anche con i miei compagni di vita. Con Cordova, il mio ex marito, andiamo d’accordissimo. Ricordo quanto volessi dare una famiglia “normale” a mia figlia. Molti mi chiedevano: ma come, un calciatore? Più giovane? Lui invece mi aveva conquistata di galanterie e rispetto». E il futuro? «Voglio dare il più possibile ai giovani. Ho molti progetti, anche un ciclo di favole che abbiamo ripreso al Teatro Le Maschere diretto da mia sorella Carla». Sulla carta d'identità, oggi cosa scriverebbe? Sorride: «Donna curiosa, libera dai pregiudizi. E anche coraggiosa».