Solarino: «Io, l’Abruzzo e l’amico De Rienzo»

27 Agosto 2021

L’attrice stasera a Francavilla: «Libero lo ricordo come un uomo di grande sensibilità. Io regista? No, mi piace recitare»

FRANCAVILLA AL MARE. Alle spalle già 41 film, quanto i suoi anni, fiction tv e tanto teatro. Brava e bella, di una radiosa bellezza mediterranea, l’attrice Valeria Solarino se lo merita proprio l’Adriatic Special Award alla carriera, che riceverà stasera a Francavilla al Mare nella data inaugurale del 4° Adriatic Film Festival (Aff), in programma fino a lunedì 30 agosto nel palazzo Sirena. Festival internazionale del cinema indipendente, imperniato sul concorso per cortometraggi e documentari, l’Aff è organizzato dall’associazione Adriatic Movie di Guido Casale, direttore artistico, co-organizzatori Luana Fusco, Daniele Forcucci, Vanessa Patanè, Laura Perrotti. Con Casale ha collaborato, per portare l’attrice all’Aff, Elena Marazzita, ideatrice e direttrice artistica di “About Lear “, adattamento Aida Studio Produzioni, che ha visto Valeria Solarino protagonista nel 2019 all’82° Maggio Musicale Fiorentino. La serata con Solarino inizia alle 21: l’attrice torinese con nonni siciliani, nata in Venezuela, cresciuta e formatasi professionalmente nel capoluogo piemontese e ormai romana di adozione, compagna del regista Giovanni Veronesi, accompagnerà a Francavilla “Smetto quando voglio”, il primo film della trilogia diretta da Sydney Sibilia, proiezione che sarà anche un omaggio a Libero De Rienzo, scomparso prematuramente il 15 luglio. «Un attore straordinario» dice Valeria Solarino al Centro «L’ho conosciuto sul set. Lo ricordo come un compagno di lavoro molto dolce, con una sensibilità forte che si avvertiva immediatamente». Per l’attrice è un ritorno in Abruzzo quattro anni dopo aver raccolto applausi nei teatri di Lanciano, Chieti e Sulmona come protagonista insieme a Giulio Scarpati del dramma “Una giornata particolare”, trasposizione del film di Ettore Scola, convincendo nel ruolo che fu al cinema di Sophia Loren.
Solarino, è tornata al teatro a fine maggio col monologo sull’identità di Luana Rondinelli “Gerico Innocenza Rosa”, coprodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo. Lo porterà nei teatri abruzzesi?
«Penso di sì, mi piacerebbe molto. Non abbiamo ancora un calendario, i teatri italiani stanno cercando di capire quando e come ripartire. Pensavamo di riprenderlo in autunno, ma probabilmente slitterà a dopo Natale. È uno spettacolo a cui tengo molto, sull’identità, ma non solo di genere, è sulla consapevolezza e affermazione della propria identità, che non sempre si può fare in modo libero».
Ci sarà nella nuova stagione della serie “Rocco Schiavone”? «Sì, iniziamo a girare il prossimo anno».
Il suo personaggio, la giornalista Sandra, farà breccia nel cuore del commissario?
«Questo non lo so ancora».
“Schiavone” e “L’Alligatore” come interprete, invece da spettatrice quali serie tv segue?
«Non seguo molto le serie, preferisco una cosa che inizia e finisce. Delle serie guardo per curiosità le prime due-tre puntate ma poi non riesco a dare continuità. Riconosco che molte di esse sono avvincenti, con storie ben scritte e personaggi ben costruiti, ma non sono un’amante».
Una decina di anni fa ha interpretato Anita Garibaldi nella miniserie Rai. Cosa l’ha colpita di lei?
«Donna straordinaria, messa in ombra da un uomo che andava in giro per il mondo a fare rivoluzioni. Lei gli stava accanto, combatteva con lui, spinta dall’amore per lui e dall’amore per la libertà dei popoli, da un desiderio di libertà universale. Ho provato una grandissima ammirazione per lei, una vita dedicata a un grande ideale».
Dopo tanto cinema, teatro, fiction tv da interprete ha mai pensato di passare alla regia?
«Non ci ho mai pensato. Non so se succederà mai, mi piace molto recitare».
Cresciuta a Torino, madre torinese e padre siciliano, cosa si porta dietro delle due origini e culture?
«In realtà tutti e quattro i nonni, materni e paterni, sono siciliani. Posso dire di sentirmi torinese, anche se non so bene cosa voglia dire. La Sicilia la sento come terra di origine (e nella Sicilia dell’800 è ambientato “Viola di mare”, film che le ha portato la candidatura al Nastro d’argento 2010, ndc), la famiglia di mio padre vive lì, ma sento di essere una mescolanza di tanti posti».