«Sono il mentalista che gioca con i vostri sensi»

Domani al Massimo di Pescara Francesco Tesei con il suo spettacolo “Mind Juggler”
PESCARA. «Al mio spettacolo viene gente con passioni diverse: ad esempio quello che ama la meditazione orientale, l’ingegnere meccanico che magari vuole capire quali siano le tecniche che uso. Mi sono reso conto che ognuno interpreta il mio show in maniera diversa sulla base del proprio background».
Francesco Tesei ha 43 anni, è di Forlì e di professione fa il mentalista. Che cos’è il mentalismo? Facciamoci aiutare da wikipedia: «Il mentalismo è una forma di illusionismo nella quale i suoi praticanti, noti come mentalisti, attraverso tecniche quali ad esempio il cold reading o l'hot reading danno l'illusione di poter leggere nella mente altrui e sembrano così dimostrare abilità mentali e intuitive altamente sviluppate. Nelle loro esibizioni i mentalisti danno l'impressione di poter esercitare telepatia, chiaroveggenza, divinazione, precognizione, psicocinesi, medianità, controllo mentale, ipnosi, memoria prodigiosa e rapido calcolo mentale». Tutto questo, Tesei, proverà a metterlo in pratica, domani sera nel teatro Massimo di Pescara, dove (con inizio alle ore 21) porterà in scena il suo spettacolo, “Mind Juggler”.
Tesei assicura che farà viaggiare gli spettatori alla scoperta dei meccanismi, “magie” e trappole della mente. Cosa farà e come lo farà?
«Mentalista», racconta Tesdei che è stato ospite di molti programmi televisivi (si legga il box a fianco), «è la traduzione del termine inglese “The mentalist” che richiama la trasmissione televisiva in programmazione per tante stagioni e trasmessa anche in Italia. Il mentalismo è una forma d’arte, di spettacolo e di intrattenimento che ha come peculiarità l’interazione con il pubblico: gli spettatori diventano protagonisti di tutto ciò che succede sul palco in una serie di esperimenti che cercano in maniera giocosa di esplorare i meccanismi della mente, della comunicazione e del pensiero».
«Il nome dello spettacolo, “Mind Juggler”», prosegue Tesei, «suggerisce proprio l’immagine di un giocoliere che fa acrobazie con i pensieri delle persone. Si giocherà insieme passando dallo smascherare magari delle bugie, fino ad affrontare dei contesti interpretabili in chiave filosofica, sotto forma di domande pragmatiche che ogni persona magari si è fatto durante la vita: Quanto siamo prevedibili nelle nostre scelte? Quanto siamo condizionabili? Cos’è la realtà? Quanto siamo legati gli uni agli altri? Queste domande vengono sfiorate in maniera magica ed affascinante ma anche divertente e giocosa. Il gioco per me è molto importante (ecco che ritorna il “juggler” del nome dello show): giocare insieme serve a sdrammatizzare il fatto che ci sia la figura del mentalista che può leggere nel pensiero. Credo che oggi i pensieri siano l’ultima forma di privacy che abbiamo: volevo che fosse chiaro sin dal nome dello show che ho il massimo rispetto proprio per la privacy delle persone e non vado a scavare nel loro intimo».
Vincere lo scetticismo della gente sulla parola mentalista non è semplice. «Nel momento in cui uno cerca di trovare una risposta a ciò che mi ha visto fare», spiega Tesei, «in realtà sta dando una risposta a chi è come persona, finisce cioè paradossalmente per descrivere chi è lui stesso».
«Noi», aggiunge Tesei, «interpretiamo la realtà non in modo oggettivo, ma sempre in base a ciò che siamo. Nel mio spettacolo questo emerge: ognuno interpreta la realtà sulla base delle proprie mappe mentali».
Ma qual è il confine fra arte e scienza, in questi spettacoli?
«È importante sottolineare la grande differenza fra scienza e arte», dice Tesei. «La prima è alla ricerca della verità, quella con la V maiuscola, la seconda non rigetta la verità, ma si muove sul livello delle emozioni. L’artista vuole trovare modi e maniere per emozionare come scrivere ad esempio una poesia, nel mio caso costruire un’esperienza interattiva con le persone e regalare loro delle emozioni. Il mio lavoro ha destato interesse da parte della psicologia. Il “think tank” a cui ho partecipato è stato il primo passo verso un convegno mondiale di psicoterapia nel quale sono stato invitato fra i 50 relatori davanti ad un pubblico formato da psicologi e psicoterapeuti. Io utilizzo le parole in maniera strategica per costruire dei mondi, delle esperienze che vengono viste con la mente ma vissute anche col cuore: è una cosa molto simile a ciò che fa uno psicoterapeuta che usa le parole per andare a toccare certe corde di un suo paziente».
«La differenza», conclude Francesco Tesei, «sta nel fatto che uno psicoterapeuta lo fa per guarire il proprio paziente, io non mi muovo in questo senso, non è il mio campo, però la strategia è la stessa, cioè utilizzo il potere delle parole».
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