“Specchi infiniti”, 2 secoli di mass media

Giornali, radio, tv raccontati da Sangiovanni, docente dell’ateneo teramano
TERAMO. Coi messaggi trasmessi dalle radio per annunciare la fine della guerra si apre il bel libro di Andrea Sangiovanni “Specchi infiniti - Storia dei media in Italia dal dopoguerra ad oggi” (Donzelli). Un saggio poderoso, documentatissimo quanto appassionante, che attraversa più di 7 decenni di storia italiana dei mezzi di comunicazione di massa. Un viaggio che parte dalla vecchia radio analogica, dall’annuncio di Radio Sardegna del 7 maggio 1945 (per prima annunciò: «La guerra è finita! A voi che ci ascoltate, la guerra è finita!») per arrivare all’ipermedia smartphone, in cui convergono tutti gli altri mezzi e con cui, spiega l’autore, si ridisegna il sistema mediale e lo stesso ambiente sociale come iperrealtà in cui esperienze digitale e reale si sovrappongono.
Docente di Storia contemporanea, Storia dei media e Public History nella facoltà di Scienze della comunicazione dell’ateneo teramano, studioso anche dei processi di costruzione delle culture politiche e degli immaginari collettivi, Sangiovanni è autore di diversi saggi per Donzelli, in particolare “Le parole e le figure” (2012), su nascita e sviluppo del sistema dei media in Italia, fino alla Seconda Guerra mondiale. Da lì riparte “Specchi infiniti”, in cui lo storico ricostruisce l’evoluzione dei mass-media nel reciproco e continuo riverbero con la società, la cultura, la politica, l’economia, delineando con la storia dei mezzi di comunicazione di massa la storia del Paese stesso.
Quotidiani, rotocalchi, libri, fumetti, radio, televisione, cinema, industria musicale, fino a computer e reti digitali: il sistema mediale, oggi un ambiente «pervasivo e ridondante» in cui si è totalmente immersi, sono osservati da Sangiovanni in un percorso che dalla rinascita del dopoguerra arriva ai giorni nostri attraverso rivoluzioni e contraddizioni. Neorealismo, boom economico e consumismo (di cui Carosello è espressione) che convivono con la tv pedagogica (alfabetizzazione di massa con “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi, acculturazione popolare con gli sceneggiati dai grandi romanzi), Rai democristiana e controcultura degli anni Sessanta (i fumetti alternativi), protagonismo giovanile, nascita di tv e radio libere negli anni Settanta, arrivo della tv commerciale nel decennio successivo e fine del monopolio Rai, fino all’emergere dei new media negli anni Ottanta-Novanta, personal computer (il mitologico spot del Macintosh 1984), Internet, social network e disintermediazione: “Specchi infiniti” è una vorticosa cavalcata attraverso i cambiamenti tecnologici e linguistici dei mass-media, uno studio completo e complesso, nutrito di riferimenti legislativi e statistiche come di mappe, curiosità, personaggi entrati nella memoria collettiva. Il saggio di uno storico, indubbiamente, ma offerto al lettore con taglio divulgativo di godibile lettura anche per i non specialisti della comunicazione.

