Spoltore e le opere al tempo della pandemia

L’artista frentano espone a Vasto “2020 Coronavirus”: «Ho voluto esorcizzare un fenomeno che paralizza le nostre esistenze»
VASTO. Legno e ferro vecchio, pietra appena sbozzata, materiali familiari al racconto plastico di Paolo Spoltore, il visionario artista frentano dalla pluriennale e riconosciuta carriera, al quale l'incubo Covid-19 ha ispirato un ciclo di sculture sicuramente originali e dal portato dichiaratamente ecologista, attualmente collocate sui green dei Giardini civici di Palazzo d'Avalos a Vasto.
L'esposizione “2020 Coronavirus. Cento giorni, l'artista ai tempi della pandemia” è aperta, con ingresso libero, fino al 6 settembre, orario 10 -13 e in serata dalle 18 alle 24. En plein air trenta neototem di grandi dimensioni, alti fino a quasi due metri, messi in piedi assemblando materiali di scarto, vecchi attrezzi, reperti di tecnologia agricola e industriale «come fossero essi stessi causa del male», spieg l'artista, «mai come in questa situazione è stata concepita un’opera che potesse riparare il danno morale ed economico».
«Durante la quarantena da Covid», racconta Spoltore, «mi sono rinchiuso nel mio laboratorio e ho realizzato queste sculture sul tema Coronavirus con l'idea di esorcizzare in qualche modo un fenomeno che ci ha costretti all’infermità a casa pur essendo sani e che tuttora paralizza le nostre esistenze, le nostre attese e speranze. Stiamo vivendo tutti una brutta storia e ognuno di noi interagisce con la propria sensibilità, nel mio caso ho esternato questa minaccia restando nel solco della mia filosofia, recuperando materiali di scarto». Uno sguardo, quello di Spoltore, sul vissuto drammatico dell’umanità qui e ora, un diario di bordo ancora in progress, l’invito a entrare con nuova consapevolezza in quella «inversa cosmogonia virale» – definizione di Antonio Gasbarrini, curatore della mostra e del testo critico in catalogo – rappresentata nel nuovo ciclo di lavori. Invito a interagire con la miriade di significati a cui rimanda quell’accumulo scenografico di ferri e frammenti, pietre (della Maiella) spietrate o sbozzate, teste antro e zoomorfe, e catene, ruote, balestre, molle, dentature.
Ingranaggi arrugginiti, post scenari della meccanica industriale che invocano silenziosi il ritorno salvifico alle origini, alla terra madre celebrata in copertina di catalogo con la scultura AAbruzzo Terra Madre”, opera in ferro e pietra 180 centimetri di altezza per 70 cm in larghezza, realizzata dopo il lockdown.
«Al cospetto di ognuna di esse», scrive Gasbarrini, «prima di chiedersi cosa rappresentino quei brandelli visivi metallici, pietrosi o lignei raccattati qua e là, così come aveva già fatto sul finire anni Trenta Kurt Schwitters con il Merzbau e ben prima di lui il geniale Marcel Duchamp con i suoi readymade, ci si soffermi con lo sguardo su ognuno degli inquietanti particolari. Apprezzandone subito il loro austero equilibrio formale». Dopo Vasto, “Coronavirus 2020. Cento giorni” di Paolo Spoltore approda dal 26 settembre al 20 ottobre nella sede naturale di Lanciano (Polo museale Santo Spirito), città dove l'artista è nato vive e lavora.
