“Storie taciute”, tre donne e i segreti della Grande Guerra

Al Florian di Pescara spettacolo di narrazione in italiano e canti in friulano Memorie e vergogne raccontate attraverso lo sguardo limpido di una ragazzina
PESCARA. In scena tre donne vigilano un baule mai aperto, pieno di ricordi e cose da nascondere, come gli abusi subiti dalle donne friulane nella Grande Guerra da parte dei soldati austriaci e il drammatico destino loro e dei bimbi nati dagli stupri, chiusi in orfanotrofio. Con “Storie taciute – Contiis di feminis che non son sui libris grains”, spettacolo di narrazione, in italiano, e canti, in friulano, si congeda a Pescara la terza edizione della bella rassegna Femminile Plurale – L’Arte delle Donne, organizzata dal Florian Metateatro Centro di produzione teatrale, con la direzione artistica di Giulia Basel e Chiara Sanvitale.
È una produzione Florian “Storie taciute”, in programma al Florian Espace domani (20.45) e domenica (17.30), per l’ideazione, regia e narrazione di Flavia Valoppi, con i canti di Chiara Grillo e Annalisa De Vittor. Lo spettacolo, fresco di debutto, riporta a Pescara Valoppi, a lungo collaboratrice del Florian. In scena le storie taciute sono svelate dalle tre artiste, cantanti e attrici, che sorvegliano un baule chiuso su memorie, segreti, vergogne. Il racconto si snoda tra narrazione e canti con lo sguardo limpido e tagliente di una ragazzina che ascolta i discorsi delle “donne grandi” e si fa un’idea di quello che accadde: gli abusi subiti nei conflitti armati dalle donne, come le friulane violentate dai soldati austriaci durante la Guerra '15-'18, e la drammatica storia dei bambini nati da quegli abusi, rinchiusi nell’orfanotrofio di Portogruaro. Spiega Valoppi, che si è avvalsa del contributo per i contenuti di Giulia Sattolo e dell’aiuto alla drammaturgia di Raffaella Simoncini: «“Storie taciute” nasce dalla voce delle nostre nonne e madri, nei nostri luoghi, paesi di contadini, dignitosi di povertà e relazioni, trasformati in paesi di guerra. Il nostro Friuli rappresenta simbolicamente tutte le terre che subiscono la violenza della guerra, e le nostre donne e i loro figli sono vittime del passato e del presente. Quando ci siamo imbattute nella drammatica storia dei bambini e delle bambine, e delle loro sfortunate madri, rinchiusi nell’orfanotrofio di Portogruaro ci è parso di aver trovato il soggetto ideale per rendere operativo il nostro intento di dare voce a chi ha pagato pesantemente e silenziosamente il prezzo della violenza che la guerra porta con sé».
Aggiungono le curatrici Basel e Sanvitale: «Uno spettacolo per raccontare un’altra storia, quella nascosta tra le pieghe della Grande Storia stampata sui libri, quella taciuta e nascosta, quella delle donne che hanno formato la rete di sostegno alla società durante e dopo la Prima Guerra mondiale. Sepolte negli archivi stanno le parole (voci per lo più maschili) e la dignità delle donne abusate dal nemico per offendere la terra e gli uomini che li hanno sconfitti: “Il corpo della donna come campo di battaglia”, per citare Matei Visniec, autore di un dramma teatrale sulle barbarie perpetrate in Kosovo». A seguire postPlay, approfondimento con ospiti e pubblico condotto da Paolo Verlengia. Creata dalle donne per le donne, ma capace di parlare a tutti, la rassegna Femminile Plurale ha proposto con cinque spettacoli la valorizzazione della creatività femminile e la riflessione sulla disparità di genere. Ottimo il bilancio, per la qualità artistica degli spettacoli invitati al Florian e per la risposta del pubblico.