«Su con la vita è uno spettacolo intinto nel Covid»

1 Agosto 2020

L’attore chiude la stagione di Avezzano Off (Limits) «Due atti unici per giocare sulle “distanze” oggi» 

AVEZZANO. Il viaggio di Maurizio Micheli riprende da dove è stato interrotto. Proprio ad Avezzano, a fine febbraio, aveva portato in scena “Uomo solo in fila”, il suo spettacolo, in parte di ispirazione beckettiana, incentrato sui vari dubbi e bilanci di vita che passano nella mente di una persona in attesa che chiamino il numero che lo identifica allo sportello di Equitalia.
Poi il lockdown e la conseguente incertezza sulla ripresa delle attività teatrali. Una condizione che permane anche nella prospettiva del prossimo autunno in relazione all’effettiva possibilità di fruire delle strutture al chiuso. Intanto però, il clima di queste settimane consente di mettere in calendario qualche data all’aperto, nel rispetto del distanziamento interpersonale. Così Micheli ha rimesso in viaggio la sua compagnia per presentare “Su con la vita”, il nuovo spettacolo in anteprima nazionale. Stasera il lancio a Norcia, mentre domani (ore 21), si va in scena proprio ad Avezzano, per salutare la stagione 2019/2020 del Teatro Off (Limits). Ancora una volta sarà il cortile della scuola media “Enrico Fermi” che nei giorni scorsi ha ospitato Solo di Passaggio.
Il nuovo lavoro di Micheli è diviso in due atti unici: Gli spaiati e Le belle statuine, due piccole storie che alternano alla comicità della “commedia all’italiana” la malinconica consapevolezza di vivere un momento difficile, molto difficile. Al centro del primo, il classico trio del teatro leggero (e non solo): marito moglie amante. Una storia ambientata in questo tempo, in questo particolare periodo storico dove c'è da mettere in conto anche la salute. Le belle statuine racconta di tre mimi che per vivere vestono i panni e “interpretano” le statue di personaggi storici in una qualunque piazza italiana. La loro esistenza – e sopravvivenza – non è facile, aggravata dall’arrivo di un quarto mimo (anzi mima) che crede di essere in lizza per un grande film. «La domanda è», si legge nelle note di regia, «quattro poveracci in piedi per ore sui loro piedistalli per guadagnare qualche moneta sono da considerare un assembramento?». In scena anche Benedicta Boccoli, compagna di Micheli, e Nini Salerno che compaiono in entrambi gli atti. Solo nel secondo, invece, la giovanissima Nina Pons.
Micheli, dalle note di presentazione dello spettacolo si evicono dei riferimenti all’attualità di questi giorni. Le settimane di lockdown sono state per lei fonte di ispirazione
Non si tratta di uno spettacolo sul coronavirus, ma non si può certo ambientare un lavoro senza tenere conto del contesto sociale. Sarebbe come scrivere un racconto storico nel 1943 prescindendo dalla guerra e dai profondi cambiamenti sociali introdotti.
Di qui la scelta di giocare con concetti “di moda”, come quello delle “distanze”. Un termine che nelle dinamiche relazionali introdotte dal primo atto acquisisce una doppia valenza, vero?
Beh, la storia è costruita su una donna in bilico tra la possibilità di abbandonare il tetto coniugale e andare a vivere con l’amante e quella di salvare il matrimonio e restare col vecchio marito. In entrambi i casi la cosa più importante è mantenere “le distanze”. D’altra parte, la cosiddetta distanza di sicurezza, ossia la possibilità di preservare i propri spazi rispetto al partner, ha salvato tante relazioni. Spazi che, durante la quarantena, sono venuti meno mettendo molte coppie a dura prova.
Mentre il dibattito pubblico è spaccato sull’ottimismo di Andrea Bocelli, qual è la sua idea riguardo a questa pandemia?
Non si può negare la gravità di una situazione che ha interessato moltissimi casi, registrando migliaia di morti solo in Italia. Detto questo, mi auguro che i dati degli ultimi mesi ci permettano di guardare al futuro con maggiore tranquillità, anche per garantire la sopravvivenza di settori come quello del teatro, messo a dura prova dalle restrizioni. Uno stato di incertezza che permane anche in virtù della necessità di dimezzare le platee per garantire il distanziamento. Parliamo anche di un'incertezza generale che spingerà molte persone a rinunciare all’abbonamento stagionale, unica vera linfa di molte realtà teatrali.
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