Sul Monte Rapina sentinella della Majella

22 Dicembre 2019

Dopo la vetta in un’ora si va nel bosco della valle dell’Orfento

Il Monte Rapina con i suoi 2.027 metri è la panoramica sentinella della Majella nord-occidentale. Lo si può ammirare da Caramanico Terme, adagiato ai piedi dell’altissima catena montuosa e in particolare di una delle più spettacolari elevazioni del massiccio, il Pescofalcone che spicca con i suoi ragguardevoli 2.657 m.
Il sentiero inizia a quota 1.220 m, in località Guado di Sant’Antonio che si raggiunge dall’l’abitato di San Nicolao (Caramanico Terme – Pe): dopo 1,8 km si svolta a sinistra su una stradina che arriva al Guado Sant’Antonio (3 km circa), non percorribile durante la stagione invernale. Appena prima dell’arrivo al Guado si intercetta il sentiero B3 che sale da Caramanico (da dove si parte in caso di neve) e si inizia a salire comodamente su prati. Man mano che ci si alza, il panorama verso nord si espande regalandoci scorci mozzafiato, mentre la comoda mulattiera fiancheggia un abbeveratoio. Si sale in direzione del Prato della Corte, da cui in inverno scendono numerosi scialpinisti, puntando il Rifugio Paolo Barrasso. Il ricovero è situato a 1.542 m e vi si trova una stanza sempre aperta, con camino e abbondante riserva di legna (1 ora circa).
Si risale ora il costone erboso a monte del Rifugio con un lungo traverso che ci porta, dopo un’ora e 40 minuti, sul crinale a 1.750 metri. Sotto di noi la Rava Cupa con ripidi e affascinanti canali rocciosi che ci dividono dalla stupenda Valle dell’Orfento di cui scorgiamo il verde lussureggiante e le altissime creste innevate che la coronano.
Si continua in cresta seguendo i segni bianco-rossi su sassi che ci portano a guadagnare i profumi dei primi pini mughi, adagiati sull’erba quasi a ripararsi dal vento che qui, d’inverno, è spesso molto forte. Anche con poca neve è bene essere attrezzati adeguatamente perché il sentiero B3 è esposto a settentrione e dunque il gelo è di casa.
Il cammino ci porta leggermente a destra (ovest) su pratoni e finalmente all’orizzonte scorgiamo la Piana della Rapina. La raggiungiamo e con un ultimo sforzo siamo in vetta, 2.027 m (2,15 ore). Poggiamo lo zaino e dopo la foto di rito ci godiamo lo spettacolo: la mugheta che nasconde il crinale per il Monte Pescofalcone a sud, la Valle d’Orta a sud-ovest, tutti i paesi ai piedi del monte. Ma lo sguardo arriva tanto più in là fino ad accarezzare a nord l’amico Gran Sasso, ad innamorarsi della Piana del Voltigno e dei borghi grandi e piccoli che punteggiano il fiume Aterno dalle Gole di Popoli. E poi il mare, le città, le onde e le spiagge. Tutto in un unico abbraccio. Si riscende per la stessa via, ma non ci sentiamo soddisfatti quando arriviamo al Guado Sant’Antonio: abbiamo il desiderio di inoltrarci nella Valle dell’Orfento. Prendiamo dunque uno dei sentieri nel bosco più suggestivi che io abbia mai visto: si tratta del sentiero B2 che scende al Ponte di Pietra in circa 50 minuti attraversando tappeti di muschio, foglie che ammorbidiscono il passo, prati e un bellissimo rifugio sulla radura della Cesa. Chiuso. Dopo l’affaccio alla profonda spaccatura che accoglie l’Orfento appena nato, finalmente paghi torniamo a casa. Più ricchi.
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