Sul palco un irriverente “Gatto con gli stivali” 

La fiaba di Perrault diventa un viaggio fantastico. In scena al Tosti di Ortona con Tsa e Fantacadabra e in onda su Rete 8

L’AQUILA. Cosa accade quando si prende una fiaba classica – una di quelle che tengono i bimbi incollati alla sedia – e la si utilizza come pretesto per andare a spasso tra i capisaldi della Commedia dell’Arte? È l'esperimento scelto per l’appuntamento di questa settimana della rassegna “L'arte non si ferma”, dove il teatro arriva a casa direttamente dal teatro Tosti di Ortona, attraverso il digitale terrestre. Stasera alle 22.30 su Rete 8, il direttore artistico del Tsa, Giorgio Pasotti presenterà “Il gatto con gli stivali”, uno spettacolo frutto di una collaborazione tra il Teatro Stabile d’Abruzzo e Fantacadabra.
Liberamente ispirato alla favola omonima di Perrault, lo spettacolo vede in scena Santo Cicco, Martina Di Genova e Roberto Mascioletti. Scene e costumi sono a cura di Antonella Di Camillo e Daniela Verna, musiche e canzoni di Paolo Capodacqua, per la regia di Mario Fracassi. “Il gatto con gli stivali si presenta come uno scherzo irridente, dove tutte le situazioni che possono prestarsi alla risata, allo sberleffo, al nonsense e all’effetto comico sono amplificate e accentuate dagli interventi dei personaggi come in una sorta di viaggio fantastico, con il trionfo della bizzarria e del gioco. Un giovane e sfortunato ragazzo si traveste da gatto (assumendo su di sé il ruolo dell’eroe e, dunque, del bambino), usando l’astuzia e l’inganno, si procura ricchezza e felicità facendosi beffe del potere costituito. «Abbiamo voluto leggere in questa fiaba», spiega il regista, «un riferimento esplicito alla Maschera e alla Commedia dell’Arte, trasformando il costume del gatto con gli stivali in una sorta di costume che rimanda all’idea di un Pulcinella o un Arlecchino. Siamo nel regno del divertimento puro, è sorpresa, è un lavoro leggero e ironico. Sì, è una storia dove trionfa la fantasia delle trovate continue, degli equivoci e del surreale, dove la Commedia dell’Arte si mescola con l’avvicendarsi delle storie, dove l’allegria ed il grottesco la fanno da padroni. Ma non temete», assicura Francassi, «alla fine, anche stavolta, non solo salveremo la principessa (è una favola, no?) ma quasi quasi le troveremo anche marito. O no». Proprio intorno alla principessa si gioca uno dei temi relativi all'inversione dei canoni, dove il personaggio femminile abbandona temporaneamente i panni della bella incantata da salvare per assumere un ruolo maggiormente proattivo. «Ringraziamo il Tsa per questa importante esperienza», sottolinea il regista abruzzese, «è stato bello ritrovarsi a lavorare su un palcoscenico anche se si sente la mancanza del pubblico, specie in uno spettacolo come il nostro che solitamente riesce a suscitare delle reazioni alle battute proposte dal copione». Questi i prossimi appuntamenti della rassegna. “Dove nacque Italia” con regia di Marcello Sacerdote e Girolamo Botta (15 aprile), “Non ditelo alle stelle” di Federica Vicino (22 aprile). “Se questa è un'infanzia” con regia di Milo Vallone (29 aprile).