Sul Sirente innevato che abbraccia l’Abruzzo

Lassù c’è il Rifugio La Vecchia, tra i più belli dell’Appennino
Le montagne che si frequentano nell’infanzia-adolescenza fanno parte non solo del nostro vissuto, ma di una parte emozionale importante della crescita.
Alcuni monti sono dentro l’anima mia oltreché nel cuore, come questo Sirente innevato che apre le braccia su tutto l’Abruzzo e mi scuote, mi culla, mi abbraccia e lo farà anche con voi. Ci sono da prendere delle precauzioni: fino allo scorso anno questa parte del Sirente era chiusa alle escursioni perché area di introduzione del camoscio, dallo scorso anno d’inverno si può frequentare se accompagnati da guide.
Si parte. Dall’abitato di Rovere (1.379 m), vicino al campo sportivo, cominciamo a salire sullo stesso sentiero (numero 14) che, seguendo il crinale ovest, porta fino alla vetta del Monte Sirente. La salita è costante e mai ripida, quindi adatta nella stagione invernale all’uso delle racchette da neve. La luce del mattino offre colpi d’occhio singolari sull’altopiano delle Rocche, i suoi paesi e il bellissimo crinale Nord-Est del Monte Cagno. I boschi di faggi e le bacche rosse delle rosa canina ci accompagnano in questa escursione dalle vedute straordinarie: il sole tra i rami gelati, la neve scintillante, i ghiaccioli e tra loro un’infinità di vette bianche e rotondeggianti. Dopo circa un’ora si arriva ad un pianoro, un terrazzo panoramico dove la sosta per le fotografie e d’obbligo. Con il bianco accecante della neve tutto diviene infinitamente ampio, terso e avvincente: gli altopiani, i massicci, i paesi uniti assieme per una festa invernale indimenticabile.
A questo punto si lascia il percorso che porta in vetta seguendo invece i segnali che, deviando sulla sinistra (sentiero 14E-Costa Cerasole), conducono al Colle di Mandra Murata. Dopo poco, in posizione soleggiata, sorge un Rifugio costruito dall’Ente Parco Velino-Sirente e che è un punto di osservazione della fauna selvatica, in particolare del camoscio appenninico.
Poco più avanti, in un delizioso valloncello, sorge il minuscolo Rifugio La Vecchia (1.870 m, sempre aperto ma non custodito), uno dei bivacchi più belli dell’Appennino, costruito e curato da volontari del posto. È situato su un balcone naturale molto panoramico verso il Gran Sasso con un’intrigante Majella che spunta verso Sud-Est. Da qui in breve si arriva sul crinale del Sirente e si raggiunge un’elevazione secondaria detta Colle di Mandra Murata (1.949 m). La vetta è un pianoro lunghissimo che si alza poi pian piano fino alla vetta più alta. Su questo “vassoio” di neve che forma merletti e cornici spiccano lontane le altre catene montuose dell’Abruzzo: il dolce degradare della catena del Gran Sasso porta gli occhi sul mare Adriatico e di fronte la veduta della Serra di Celano, quasi all’ombra del più alto Velino, evoca suggestioni insolite e fotografie rare. Beviamo un po’ di tè caldo e poi torniamo a Rovere, per il sentiero 14 che raggiungiamo scendendo dalla vetta in direzione Ovest. Si percorre una soffice valle che gradatamente porta ricongiungerci nel bosco al sentiero della salita. Mi sento a casa, la casa dei ricordi, delle corse di bambina, dello slittino di legno sulla neve. Arrivederci Sirente.
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