Sulla Cima di Vallevona lo sguardo tocca Roma

Tra i boschi fino alla punta più alta dei Monti Carseolani
Gli inverni con poca neve e il conseguente ghiaccio vivo sulle elevazioni più affascinanti dell’Appennino, sono consiglieri di percorsi alternativi più sicuri. Si possono scoprire escursioni meno note e insolite sia per bellezza che per facilità. Dunque andiamo a percorrere una lunghissima cresta che, in realtà, è bella anche con le ciaspole, ma che vi stupirà sia in assenza del manto bianco che in piena estate: la Cima di Vallevona massima elevazione dei Monti Carseolani.
Si parte dal Santuario di Santa Maria dei Bisognosi in località Pereto (AQ) che si raggiunge dall’uscita autostradale di Carsoli sulla autostrada A24: seguite i cartelli per il Santuario e arriverete a 1000 metri dove si parcheggia proprio accanto alla chiesa. Da qui si percorre l’evidente sentiero sulla destra per arrivare, con un po’ di pazienza, sulla Cima di Vallevona che si staglia verso sud con vedute sorprendenti al confine Lazio-Abruzzo.
Ma andiamo passo dopo passo: imboccato il sentiero nel bosco, si supera una sbarra e si prosegue lungamente a mezzacosta, lungo un tracciato evidentissimo fino a raggiungere la cresta di Monte Serrasecca. Una volta sul crinale voltandosi in direzione nord-est il panorama è molto affascinante: nelle giornate invernali, prive di foschia, vedrete la capitale, Roma, che respira anch’essa aria limpida. E poi l’immensa piana di Carsoli e a nord i bei monti Cernia e Navegna nel Reatino, e poi i paesi poggiati sulle pendici alberate che sembrano gemme preziose incastonate nei boschi di castagni.
Ai nostri piedi il paese di Pereto, con le sue torri. Il crinale è facile da percorrere e molto vario perché alterna tratti boscosi con faggi che via via divengono più grandi, a radure verdi che scoprono paesaggi montani e cieli azzurri. La prima radura è detta Parto dei Frati da cui si scorgono i borghi laziali di Camerata Nuova e Rocca di Botte a ovest, e i boscosi monti Carseolani ad est.
Si risale il bosco e poco dopo si arriva sul bellissimo Prato Vito, un vero e proprio anfiteatro erboso delimitato a nord-est da una lunga dorsale di rocce e faggi contorti e dove si trovano, in fondo alla conca, un sistema di raccolta acque e un fontanile. Oltre il prato si sale ripidamente fino ad arrivare ad una vetta, la Torretta (1.792 m, 2,45 ore dalla partenza): qui inizia lo spettacolo dei monti circostanti tra cui spicca un Velino maestoso con le sue ripide vie di salita meridionali, e l’attiguo Cafornia, il fratello minore. Poi lo sguardo vola come le tante festanti coturnici, fino ad arrivare sulla Montagna Grande di Scanno e più ad est la Majella magica.
Ma non è finita, l’orizzonte deve ancora liberarsi e dunque di corsa per la vetta: Cima di Vallevona, 1.831 m, 30 minuti dalla Torretta. Si dispiegano davanti ai nostri occhi tutti i Simbruini, tra cui il lunghissimo Monte Autore, 1.854 m, e al di là il Mar Tirreno, dove nelle giornate più limpide pare di vedere le navi che lo solcano. Cerco ogni volta di contare le montagne da quassù ma la prospettiva diversa mi confonde. Ci tornerò a sentire l’odore delle fioriture tardo- primaverili, ma ora si scende mentre sul mare tramonta il sole.
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