Sulla via del Calderone fino al Corno Grande

23 Dicembre 2017

Dai Prati di Tivo al ghiacciaio, alla vetta più alta dell’Appennino

La vetta più alta degli Appennini si può raggiungere anche d’inverno, con il suo manto bianco, a patto di essere esperti di escursioni in ambiente innevato. A chi è meno esperto si consiglia di rivolgersi alle Guide Alpine del collegio regionale.
Una via molto suggestiva per arrivare ai 2912m del Corno Grande è quella del ghiacciaio del Calderone, partendo dai Prati di Tivo. La seggiovia porta fino a 2007m, dove si dovranno indossare i ramponi, il casco da alpinismo, i guanti da neve, gli occhiali e tirare fuori la piccozza. Attraverso il passo delle Scalette e poi il vallone delle Cornacchie, si arriva al Rifugio Franchetti per una sosta e una bevanda calda (2433m, 1,15 ore).
Nelle giornate serene invernali i panorami divengono lunghissimi e la limpidezza dei colori non ha davvero eguali. Il mare invernale è affascinante anche da lassù, il bianco della neve è accecante. Il Corno Piccolo si staglia possente e ripido e i colori della sua roccia si fondono con il ghiaccio freddo, la sella dei due Corni è un’amaca bianca, le vette del Corno Grande appaiono come irraggiungibili e di rara eleganza.
Dal Rifugio si punta verso il ghiacciaio del Calderone per il percorso più conveniente e in circa 40 minuti si sarà sulla conca a godersi lo spettacolo delle terrazze e balconi di roccia imbiancati. È una visione che ammalia ogni volta e che ogni volta è diversa, nuova, sbalorditiva: la conca appare racchiusa da metri e metri di roccia imponente che ripara dal caldo e dal freddo.
Si continua a camminare per portarsi sull’estremità nord del ghiacciaio percorrendo un traverso con molta attenzione. In breve si arriva davanti all’ultima impennata bianca da scalare: uno scivolo candido racchiuso da creste e sassoni affioranti che toglie il fiato. Non è raro d’inverno veder scendere dal ghiacciaio sciatori che sfrecciano veloci sul manto bianco e perfetto. Per arrivare in cresta occorre fatica e determinazione, più di un’ora di salita senza perdere mai la concentrazione. Fino ad arrivare allo stretto crinale che incrocia poco dopo la via estiva di salita al Corno: piantiamo con forza la piccozza e godiamoci lo spettacolo a 360 gradi, tra i due mari, tra Marche e Molise, su Campo Imperatore, sul cielo azzurro dell’Abruzzo più alto. Manca poco per la vetta che si raggiunge non perdendo il filo di cresta e rimanendo ben attenti ad ogni passo.
Ed ecco la croce della cima (3.30 ore dalla partenza) da dove si può guardare il mondo intero con il vento freddo che ghiaccia le lacrime di gioia. Godetevi lo spettacolo più che potete. Vi rimarrà impresso per molti anni a venire.
Anche in discesa occorre molta attenzione, specialmente per il primo tratto del ghiacciaio, ripidissimo, da affrontare con il viso verso la neve e la piccozza ben piantata. In breve, circa 40 minuti, si è al Rifugio Franchetti. Veloce sosta per un caffè caldo e poi giù a capofitto sulla bella neve solida e ferma, quasi di corsa, gioiosi fino alla funivia.
Pervasi dal sentirsi coraggiosi, forti, quasi invincibili.
È stato bello, non c’è che dire.
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