Talone: «Migranti e diversi abitano nel mio Matta»

PESCARA. Sull'idea dell'accoglienza, del teatro che si fa casa comune per spettatori e artisti, dell'affermazione di un pensiero divergente, non omologato, Annamaria Talone, presidente della rete...
PESCARA. Sull'idea dell'accoglienza, del teatro che si fa casa comune per spettatori e artisti, dell'affermazione di un pensiero divergente, non omologato, Annamaria Talone, presidente della rete Artisti per il Matta, ha impostato la seconda edizione della rassegna di teatro contemporaneo "Matta in Scena 2 L'altra visione dell'altro". La rassegna di cui la regista, nativa di Lanciano, è ideatrice e art director, andrà avanti fino a maggio nello Spazio Matta, in via Gran Sasso a Pescara (www.artistiperilmatta.org).
Il cartellone prevede, sabato 25 marzo, lo spettacolo di teatrodanza e musica africana "Senza Sankara" della compagnia Piccoli Idilli, di Merate. In scena la storia contemporanea del Burkina Faso raccontata attraverso i suoi linguaggi artistici. Agli 8 attori professionisti africani si affiancano, con funzione di coro, persone migranti. Il teatro che diventa dimora condivisa, spazio in cui gli spettatori possano avere un ruolo consapevole e trascorrere del tempo insieme agli artisti, è per lei urgenza etica. «Uno spazio attraversabile dal pubblico è cosa differente da un luogo convenzionale dove si assiste passivamente allo spettacolo», dice Annamaria Talone. «I percorsi alla visione proposti da Artisti per il Matta pongono lo spettatore al centro, si dà importanza alla formazione di chi assiste, prima dello spettacolo e senza la presenza degli artisti. Una pratica nuova per Pescara, che sperimenteremo il 5 maggio. Alle 18 avremo un incontro per gli spettatori alla visione di "Il principio dell'incertezza", compagnia Arditodesio, a cura della Casa dello spettatore di Roma».
Guardare alla realtà da altre angolazioni, uscire da un pensiero unico, sono temi al centro della rassegna da lei curata. Quanto fa paura la diversità? «La paura del diverso genera razzismo. Ma può essere superata col dialogo, il confronto con l'altro. Ciò di cui si ha disperatamente bisogno in uno scenario globale in cui si torna a costruire muri per separare culture, umanità, etnie, religioni. Noi siamo alla ricerca di ponti in grado di far emergere la complessità dell'esistente. Questa rassegna ricerca possibilità di avvicinamento a più umanità, che possono rappresentare risorse culturali e umane. Come nell'appuntamento del 5 maggio, sulla relatività della divulgazione scientifica. In tal senso va anche lo studio/spettacolo "Il papa di Dio", in anteprima al Matta il 12 maggio, tratto dall'omonimo romanzo di maicol&mirco. Si tratta di un progetto di residenza teatrale, realizzato in collaborazione con il centro di accoglienza On the road. Ci sarà anche uno spettacolo diurno per i senza casa, purtroppo in aumento».
Quanto è cresciuto il pubblico dallo scorso anno?
«Oltre a una crescita in termini numerici, trovo un desiderio di teatro più umano. Personalmente, nutro un rapporto affettivo con quello che faccio. Mi piace il ruolo di curatrice della rassegna che la rete Artisti per il Matta mi ha affidato nuovamente».
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