Teatro: paura, idee e tempi per ripartire

4 Maggio 2020

Da Piovani, a Boni, da Bolle a Emma Dante e Accorsi in riunione con Franceschini

«Ma ve lo immaginate voi, quanto potrà far paura domani un colpo di tosse dalla platea?». Riunito in un’inedita call dal ministro Franceschini, il mondo del teatro e dello spettacolo dal vivo chiede certezze, avanza proposte, sperimenta il confronto allargato per fare il punto sul disastro che il protrarsi della pandemia sta provocando ogni giorno di più sull’industria dell'intrattenimento culturale.
Ed è la voce del maestro Piovani a riportare tutti alla realtà: «Quello che prima poteva essere un fastidio, quali angosce potrebbe provocare adesso?». Idealmente seduti accanto al premio Oscar, ci sono tanti nomi prestigiosi, da Emma Dante a Roberto Bolle, da Alessio Boni a Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Monica Guerritore, da Paolo Fresu a Daniele Gatti, solo per citarne alcuni.
Tutti pieni di domande, ma anche di idee, dubbi, riflessioni. Il ministro della Cultura è il primo a parlare. Illustra le cose fatte dal governo, dai 130 milioni previsti con il Cura Italia ai decreti appena firmati con 20 milioni di euro per i settori non finanziati dal Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus), 13 milioni di euro dalla copia privata per i redditi più bassi, 5 milioni per lo spettacolo viaggiante. Poi anticipa le misure del prossimo decreto. La prima, è che si potrà avere un anticipo anche consistente proprio sull'erogazione del Fus.
E che i soldi del fondo unico potranno essere impiegati anche per l’estensione della protezione sociale dei lavoratori. La seconda è che verrà prorogata, cercando di aumentarne l’entità, l'indennità di 600 euro prevista nel Cura Italia per i lavoratori autonomi dello spettacolo. «Il governo sta lavorando perché ci sia un’attenzione forte al settore dello spettacolo», assicura Franceschini. In tanti chiedono una data per la ripartenza, citano il caso dei musei. Una data però non viene fuori, la situazione dei musei, spiega il ministro, è diversa, da un certo punto di vista più facile, bisogna rimettersi al parere del Comitato Tecnico Scientifico, che sta lavorando alle linee guida da seguire per garantire la sicurezza di tutti. Emma Dante propone, nell’attesa, di trasformare i teatri in musei, da visitare e scoprire, accompagnati da un attore, un modo, dice, per mantenere acceso il contatto con lo spettatore. Poi c’è lo streaming, che accende il dibattito, tra chi come Massini pensa che il teatro in questo modo rischi di perdere il suo linguaggio per assumere quello televisivo, e chi come Piovani ricorda l'Orlando Furioso che un regista come Luca Ronconi diresse proprio per la tv. Boni fa appello alla creatività: «Non è detto che si debba ripetere su una piattaforma quello che avresti fatto su altro palcoscenico». Bolle ricorda come la danza sia «abituata a confrontarsi con il digitale», il maestro Gatti lancia l'idea di «riempire il tempo da giugno a quando arriverà un vero semaforo verde per i teatri con brevi concerti senza pubblico in diretta streaming per entrare comunque nelle case». La riunione si scioglie con la soddisfazione di tutti per un confronto che così non si era fatto mai, il ministro promette di ripetere, magari focalizzando la discussione su altri settori, il cinema ad esempio, con il dramma dei set e dei costi assicurativi che rischiano di salire alle stelle (è Anna Foglietta a ricordarlo). Intanto è proprio dalle associazioni dello spettacolo che arriva una prima proposta concreta. Un vademecum con «semplici linee guida», spiega alla stampa il presidente dell'Agis Carlo Fontana «per consentire la riapertura in sicurezza dei luoghi dello spettacolo». Tracciando 2 diverse direttrici: una per i luoghi all'aperto, dalle arene ai monumenti archeologici, l'altra per i luoghi al chiuso. E con la richiesta di ripresa delle attività «senza pubblico», dall’amministrazione alla preparazione degli spazi.