Teramo racconta lo scultore e il mimo

Apre la mostra “Sciannella e l’esperienza delle arti visive in teatro con Rocchi”
TERAMO. Una mostra per un duplice ritorno a casa. Due artisti generati dalla medesima terra, accomunati dalla formazione castellana e poi dal fertile incrocio delle loro creazioni. Lo scultore e il mimo: “Giancarlo Sciannella, opere dal 1962 al 1992, e l’esperienza delle arti visive in teatro con Romano Rocchi” è la meritoria esposizione, promossa dall’associazione culturale Teramo Nostra e curata da Giulia D’Ignazio e Simone Battiato, che riporta a Teramo i due autori, entrambi scomparsi. Inaugurazione domani alle 17.30, nella sala espositiva comunale di via Palma.
Il castellano Sciannella (1943-2016) e il teramano Rocchi (1942-2018) si conobbero negli anni '60 nelle aule dell’Istituto d’arte di Castelli, dove entrambi studiavano, insieme parteciparono poi a una collettiva nel 1964 nella galleria San Giorgio a Teramo. Tre anni dopo nello stesso spazio furono esposti altri lavori dei due artisti. Oggi la loro arte torna a casa, a Teramo, a quasi sessant’anni dall'ultima mostra insieme. Spiegano i curatori: «La mostra vuole far conoscere parte del lavoro di due personaggi di spicco dell’avanguardia artistica e della post-avanguardia teatrale nazionale, lo scultore Sciannella e il mimo Rocchi, entrambi figli di un territorio da cui hanno attinto per lo sviluppo del loro immaginario segnico e della loro poetica. In particolare, una sezione della mostra, indaga il rapporto di collaborazione nato tra i due artisti negli anni '80, in occasione di rassegne teatrali organizzate da Rocchi. L’esposizione teramana documenta l’interessante sodalizio artistico attraverso le opere di Sciannella utilizzate da Rocchi nelle sue performance, le locandine originali degli spettacoli e le foto di scena, ponendosi pure come focus sulla figura di Rocchi, artista tra i più originali della scena teatrale nazionale della post-avanguardia». Fino a sabato 8 giugno, orario 10-13 e 15-20. (afu)

