Tommaso Paradiso: «Non sono nostalgico ma scavalco le mode»

Il cantante racconta il suo album “Sensazione Stupenda” «È un incrocio fatale tra musica acustica e sintetizzatori»
ROMA. L'anno scorso, con il primo album da solista dopo l'addio ai Thegiornalisti, si era scoperto un cowboy dello spazio alla ricerca della musica che avrebbe voluto ascoltare lui stesso, un disco dal sapore analogico. Oggi, con Sensazione stupenda, secondo album da cantautore, che esce il 6 ottobre, Tommaso Paradiso cerca una sintesi tra le sue due anime. «Siamo arrivati a un incrocio fatale: quello tra la parte organica della musica acustica di Space Cowboy e la parte con i sintetizzatori che fa parte del sound di Sensazione stupenda. Acustico e synth: sono le due anime che confluiscono in me e quando faccio un disco vado sempre in crisi», racconta l'artista romano che ha da poco tagliato il traguardo dei 40 anni. Da una parte, spiega, in lui vive la tradizione classica, quella dello sgabello, dell'approccio intimista, che deriva dal filone anglosassone, «gli Oasis, i Blur. Ma sono anche fanatico della musica anni ’80, con i suoni celestiali dei primi synth. Per primo è riuscito a metterli insieme Bruce Springsteen».
In Sensazione Stupenda, nessun riferimento né a Pensiero stupendo di Patty Pravo né a Stupendo di Vasco, «ma la parola è così bella che di riferimenti ce ne possono essere tanti». Prodotto da Matteo Cantaluppi, l’album contiene tredici tracce scritte da Paradiso (tranne Amore Indiano, che vede la collaborazione con Francesco Bianconi) nel suo stile intimo per raccontare attimi di vita, gioie e dolori, colti nella loro semplicità. «È il manifesto di ciò in cui credo, delle storie che ho vissuto, della mia estetica, della mia poetica, di ciò che sono diventato e di ciò che sono stato. Con queste canzoni sto dando tutto me stesso». Ma non c'è nostalgia nelle parole di Tommaso, né rimpianti, forse solo il timore di vivere un’epoca che poco si addice a certe attitudini. «Oggi viviamo in un frullatore», ammette, «l'algoritmo scandisce la notizia del giorno, tutto viene consumato velocemente. Il dramma di chi fa musica: ci metti due anni per fare un disco e magari dura un giorno. Prima l'album era leggenda, oggi siamo nell'epoca dello streaming, del singolone, delle operazione fatte a tavolino in cui non vedo più il pensiero dell'artista. Nonostante questo non sono uno che guarda solo al passato, anche se sono nato con dei valori». Valori che per l'artista si traducono in «album, cinema, musica, cantautorato, accordi, melodia. Certo, a guardarmi intorno mi trovo in difficoltà, ma non è affar mio andare contro una certa musica che va. Ho 40 anni, il mio gusto è bello che formato: non credo che cederò a feat con i trapper. Sono riconoscibile per quello che sono, sono Tommaso Paradiso, rimarrò Tommaso Paradiso e morirò Tommaso Paradiso. Del resto, sia chiaro che non mi sento tale, i grandi artisti hanno sempre scavalcato le mode, magari introiettandole, ma le hanno superate». Artista tutto d'un pezzo, dunque, e rimane fermo anche sulla sua posizione riguardo al festival di Sanremo. «Sono fan. Lo guardo. Lo commento. Faccio il tifo. Ma non sono un concorrente da gara canora. E avendo fatto la gavetta vera, non mi sono mai cimentato neppure con i talent: sono portato a esprimermi con il pubblico», ribadisce.
Con l'uscita del nuovo album, Paradiso tornerà a suonare live nei palasport da novembre. Ci saranno i nuovi brani e i successi con i Thegiornalisti, da Completamente a Riccione, passando per Felicità Puttana. E a proposito del periodo con la band, finito in modo burrascoso con gli altri due componenti, nessun rammarico. «Sono molto contento del presente e guardo a quel momento con molta allegria, se avessi dubbi o nostalgia mi sarei chiuso a riccio, ma non è così». Forse solo il covid è riuscito a mettergli il bastone tra le ruote, fermandolo nel momento dell'apice. «Sono un inguaribile ottimista e il mio cervello ha già spazzato via tutto. Molti mi dicono che i due anni di stop mi hanno rallentato, e qualcosa deve essere sicuramente successo. Però sono contento lo stesso. Qualcosa mi ha tolto, ma come a tutti».

