Torna in sala “Alien” il primo fanta-horror con un eroe donna

Da oggi sul grande schermo i due capitoli iniziali della saga Film cult con protagonista l’iconica Sigourney Weaver
Ripley: «Come possiamo distruggere Alien?»; Ash: «Non potete. È un organismo perfetto. La sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità»; Lambert: «Tu lo ammiri!»; Ash: «Ammiro la sua purezza. Un superstite. Non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità».
Lo scambio di battute tra il disperato equipaggio dell’astronave cargo Nostromo, braccato dal famelico alieno, e l’ufficiale scientifico, l’ineffabile androide Ash, è tra i dialoghi cult del cinema di fantascienza, scolpiti nella memoria collettiva cinefila, al pari del celeberrimo «Ho visto cose che voi umani non potete immaginare…» in “Blade Runner” (1982), altro capolavoro sci-fi diretto sempre da Ridley Scott, tre anni dopo “Alien”.
I due insuperabili capitoli iniziali della saga di “Alien” tornano nei cinema dal oggi al 31 maggio (distribuiti da Lucky Red), un’occasione imperdibile per (ri)vedere sul grande schermo la pietra miliare del fanta-horror, protagonista per la prima volta una donna nel ruolo dell’eroe, la tenente Ripley, vale a dire la superlativa, iconica Sigourney Weaver, e il successivo spettacolare “Aliens – Scontro finale” (1986), di James Cameron, raro esempio di sequel all’altezza se non superiore alla pellicola capostipite, in cui si assiste a uno scontro tra maternità, quella oblativa di Ripley verso la piccola Newt, e quella concreta della regina xenomorfa. L’operazione sarebbe stata completa col ritorno in sala anche del terzo e quarto capitolo della saga, “Alien³” (1992) di David Fincher, ambientato sul cupo pianeta – colonia penale Fiorina 161, e “Alien: La clonazione” (1997) di Jean-Pierre Jeunet, in cui l’eroina Ripley viene clonata 200 anni dopo.
Inutili i crossover “Alien vs Predator 1 e 2” nel 2004 e 2007, firmati rispettivamente da Paul W.S. Anderson e da Greg e Colin Strause. Trash le tante imitazioni della saga, perfino da noi con lo scult “Alien 2 sulla Terra” (198) di Sam Cromwell, al secolo Ciro Ippolito (poi regista di “Arrapaho” e “Uccelli d’Italia”, con gli Squallor). Col film del 1979 Ridley Scott sposò la fantascienza all’horror, scatenando il terrore in un luogo chiuso e buio (l’astronave) con la creatura xenomorfa disegnata dall’artista surrealista svizzero H.R. Giger, seminando una serie di tòpoi ripresi in seguito da molto cinema fantastico. La creatura, anche nei sequel di “Alien”, veniva “partorita” dagli astronauti infettati e colonizzati da mostruosi velocissimi esseri tra il granchio e il polpo, facehugger che si attaccano alla faccia e chestburster che vengono al mondo squarciando ventri umani. Il male è dentro di noi, diceva più di quattro decenni fa il capostipite della sci-fi umanistica (in cui si inserirà tre anni dopo la distopia “Blade Runner”), laddove nella fantascienza anni Cinquanta la minaccia aliena costituiva invece la metafora di un pericolo esterno, il comunismo.
Solo un decennio fa Ridley Scott è tornato alla saga dell’alieno coi due visionari prequel “Prometheus” (2012) e “Alien: Covenant” (2017): il primo s’interroga filosoficamente sull’origine dell’umanità e racconta la nascita della letale specie aliena, attraverso la missione di un gruppo di scienziati diretti con l’astronave Prometheus sulla luna LV-223 alla ricerca dei misteriosi “Ingegneri”, precursori della vita sulla Terra. Tra loro spicca di nuovo un’eroina guerriera, l’archeologa Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), mentre Michael Fassbender è l’ambiguo androide David 8, e Guy Pearce interpreta il suo creatore, il vecchio Peter Weyland, a capo della corporation finanziatrice della missione, che fa correre il pensiero allo scienziato-creatore Eldon Tyrrel, padre dei replicanti in “Blade Runner”. Se si volesse ricostruire l’ordine cronologico della storia, frammentato nell’ordine del racconto dai due prequel diretti da Scott, la sequenza sarebbe questa: “Prometheus”, “Alien: Covenant”, “Alien”, “Aliens – Scontro finale”, “Alien³”, “Alien: La clonazione”.