Torna in sala restaurato “Ascensore per il patibolo”

La mano che sfrega leggera e insistente la fronte per poi passare sugli occhi semichiusi e cerchiati da un’ombra appena accennata, l’andatura sensuale ma quasi alla deriva sullo sfondo grigio e...
La mano che sfrega leggera e insistente la fronte per poi passare sugli occhi semichiusi e cerchiati da un’ombra appena accennata, l’andatura sensuale ma quasi alla deriva sullo sfondo grigio e sfocato dell'inquadratura, tra i riverberi delle luci al neon della notte parigina, l’angoscia che sale sottolineata dal suono magico di una tromba. Una sequenza perfetta. Jeanne Moreau non è mai stata così bella e magnetica: una dark lady dallo sguardo inquieto. Torna nei cinema italiani da oggi “Ascensore per il patibolo”, pellicola del 1958 entrata nella leggenda del cinema e del jazz. Il film, esordio noir di Louis Malle con l'attrice Jeanne Moreau e le musiche di Miles Davis, è stato restaurato ed è ora distribuito dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con Lucky Red: verrà proiettato in 70 sale in tutta Italia, nell'ambito del progetto per la distribuzione dei classici restaurati “Il Cinema Ritrovato”.
Il film è tratto dal romanzo di Noel Calef e rielabora in maniera strabiliante una trama noir. Magnifica la fotografia in bianco e nero di Henri Decae (un maestro della luce). Su una storia di tradimenti, omicidi progettati e commessi, di dettagli che complicano la vicenda e casualità che segnano il destino, Louis Malle costruisce una melodia soffusa, aiutato dalla magistrale colonna sonora jazz di Davis: un mood cheaderisce alle tinte cupe e minacciose del film. Ed è per casualità che Malle incontra Miles Davis. Il film era in fase di montaggio, il regista era sul punto di scegliere la musica quando Davis arriva a Parigi per suonare in un club.
«Ero pazzo per il jazz», confesserà Malle, «e a quel tempo ascoltavo molto Davis che era al suo apice creativo. Poi, per una strana coincidenza lui arrivò a Parigi. Gli saltai letteralmente addosso». Niente di concordato dunque per una delle colonne sonore entrate nella storia del cinema. Davis non era neppure con i suoi musicisti. Ma gli bastarono due visioni del film: «Affittammo uno studio di registrazione sugli Champs Élysées, e cominciammo a lavorare, molto lentamente, come fanno i musicisti jazz. Iniziammo verso le 10 o le 11 di sera e andammo avanti fino alle 8 del mattino: in una notte l'intera colonna sonora fu registrata». Louis Malle faceva scorrere le sequenze che andavano musicate e Miles Davis suonava. Quell'improvvisazione cambiò il destino del film.
Diviso tra «l'enorme ammirazione per Bresson e la tentazione di fare un film alla Hitchcock», dirà il regista stesso, Malle realizza un'opera che contiene un po' dell'uno e un po' dell'altro. Bresson è esplicitamente citato: Julien Tavernier, bloccato in ascensore tra due piani dell'edificio dove lavora per Monsieur Carala, è Fontaine di “Un condannato a morte è fuggito”. «Al tempo stesso imitavo Hitchcock», racconta Louis Malle descrivendo il lavoro per il suo primo film, «nel tentativo di fare, forse con un po' di ironia, un thriller che funzionasse bene. La suspense, i colpi di scena...». Poi la scelta di non far incontrare mai i due amanti-complici, se non in una delle scene finali e solo attraverso l'inquadratura di fotografie che li ritraggono abbracciati.
Quello di Florence Carala è il ruolo che fa di Jeanne Moreau una icona del cinema. E pensare che nel libro di Calef alla figura femminile si faceva solo un accenno iniziale «era la moglie dell'uomo che veniva assassinato», spiega Malle, «nella sceneggiatura allargammo la trama per introdurvi la storia d'amore. Pensammo che il film sarebbe stato molto più interessante se subito dopo il delitto il protagonista avesse avuto un appuntamento con una donna. Lei lo cerca ovunque, ma non si incontrano mai». E questa ricerca, questo vagare da un locale all'altro della Ville Lumière è la poesia del film.
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