Tra Albanese chic e Cortellesi coatta lo scontro è certo

La coppia comica in Come un gatto in tangenziale Lontana da Gomorra la Napoli velata di Ozpetek
Dopo “Mamma o papà” torna la coppia comica Albanese-Cortellesi con la nuova commedia di Riccardo Milani “Come un gatto in tangenziale”. Ritratto ironico e imparziale dell’incontro/scontro antropologico, culturale e sociale tra centro e periferia, tra radical chic e borgatari poveri, il film affida due personaggi esemplari dei due mondi ad Antonio Albanese e a Paola Cortellesi, moglie del regista e con lui sceneggiatrice del film (insieme a Furio Andreotti e Giulia Calenda).
Il settentrionale Giovanni (Albanese) è un intellettuale che lavora per il governo, teorico dell’integrazione, vive in un bel quartiere di Roma, ha un’ex moglie, Luce (Sonia Bergamasco) che in Francia crea essenze profumate. La tatuata e coatta Monica (Cortellesi), lavora a giornata, vive nella borgata di Bastogi (dove affronta in concreto il problema dell’integrazione), e ha in carcere l'ex marito Sergio (Claudio Amendola). Due tipi, insomma, destinati a non incontrarsi mai. Se non fosse per l’amore che scoppia tra i loro pargoli 13enni: la figlia di lui e il figlio di lei, perfetto riflesso dei genitori. Una storia improbabile, destinata a durare, secondo Monica, quanto un gatto in tangenziale. Cameo di Franca Leosini con le sue “Storie maledette”.
Esce oggi anche il nuovo melò di Ferzan Ozpetek “Napoli velata”, che riassume in sé molti temi del ventennale cinema del regista italo-turco (esordio nel 1997 con “Il bagno turco”). La perdita, l’ambiguità, il mistero, l’eros si rincorrono in questo thriller dei sentimenti interpretato da Giovanna Mezzogiorno. La protagonista Adriana, donna razionale, di professione medico legale, si trova risucchiata e stordita da una passione improvvisa, col giovane sconosciuto Andrea (Alessandro Borghi), e da un delitto violento, eventi che destabilizzano la sua vita controllata. Intorno una Napoli sensuale, e misteriosa, lontana da quella cupa di “Gomorra", la Napoli dei palazzi aristocratici, delle antiche scale, della storia e della cultura.
E di tradizioni e rituali pagani, spesso tramandati dai femminielli. Come la tombola “vajassa” o la “figliata”, spettacolo popolare del rione Sanità interpretato da uomini, anche nei ruoli femminili, che si svolge in parte dietro un velo.
A questo allude il titolo, più che al famoso Cristo Velato (1753) di Giuseppe Sanmartino nella cappella Sansevero. Ricco il cast, con Luisa Ranieri, Anna Bonaiuto, Lina Sastri, Isabella Ferrari, Peppe Barra, Maria Pia Calzone, Biagio Forestieri.
Scheletri canterini e danzanti e musica mariachi nel coloratissimo cartone Pixar “Coco”, diretto da Lee Unkrich (“Toy Story 3”) e Adrian Molina (disegnatore di “Ratatouille”). Il protagonista Miguel Riveras, un ragazzino messicano con la passione per la musica, sogna di diventare famoso come il suo idolo, il defunto chitarrista Ernesto de la Cruz. Però in famiglia la musica è bandita. Ma nel Dia de los muertos Miguel attraversa magicamente il ponte di petali tra il mondo dei vivi e quello delle anime. La Coco del titolo è la bisnonna di Miguel, dalla memoria svanita ma figura importante nella storia della famiglia Riveras.
In sala da Natale il rutilante musical “The Greatest Showman”, opera prima di Michael Gracey, con Hugh Jackman nei panni di Phineas Taylor Barnum, il più grande imprenditore circense, inventore del circo moderno per le masse. Figlio di un umile sarto, il geniale, cinico e affabulante P.T. Barnum incarnò la traiettoria americana del self made man, riuscendo dal nulla a costruire «il più grande show sulla Terra», un circo che nel 1872 sfoggiava tre piste, quattro palchi, e un cast di acrobati, clown, saltimbanchi e freaks che attiravano nell’immensa struttura anche 20mila spettatori alla volta. Con Michelle Williams, Rebecca Ferguson, Zac Efron, Zendaya. Il film arriva 7 mesi dopo la definitiva chiusura del circo Barnum.