Tre arazzi abruzzesi in mostra a Barcellona

Il progetto Retina di Stefano Arienti con la Fondazione Menegaz da oggi all’Istituto italiano di cultura
PESCARA. La Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture di Castelbasso espone (da oggi fino a domenica 14 luglio) a Barcellona, nella sede dell’Istituto italiano di cultura, l’opera “Retina” di Stefano Arienti, a cura di Simone Ciglia. Il progetto, che consta di tre arazzi realizzati dall’Arazzeria pennese, oggi del gruppo Brioni, è incentrato sull’artigianato abruzzese ed è, spiegano gli organizzatori, «in grado di veicolare, a livello internazionale, il territorio regionale».
“Retina”, promosso dall’ente presieduto da Osvaldo Menegaz, si è classificato al secondo posto nell’edizione 2018 del bando Italian Council, concorso ideato dal ministero per i Beni e le attività culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.
I tre arazzi, dopo l’esposizione nella capitale catalana, saranno il fulcro delle manifestazioni di Castelbasso 2019 nella sede dell’istituzione culturale nel piccolo borgo del Teramano, durante l’ormai ventennale rassegna d’arte estiva. Un’edizione dell’opera, inoltre, entrerà a far parte della Collezione permanente del Museo Maxxi di Roma.
L’idea vincente della Fondazione Menegaz è basata sulla realizzazione di tre soggetti ideati dall’artista in altrettanti tessuti, realizzati nei laboratori di arazzeria.
Arienti è partito da una matrice fotografica che, tramite un processo di retinatura, è stato riportato su un arazzo confrontandosi, in questo modo, con una tradizione artigiana abruzzese molto forte. « Sono fotografie molto differenti tra di loro», dice Arienti illustrando i soggetti delle opere. «Una è stata scattata al Museo Batha di Fes, in Marocco, e ritrae un pavimento con il riflesso di luce sulle piastrelle e il colore è il giallo, complementare al nero. Un’altra è un paesaggio abruzzese, un dettaglio di Campo Imperatore, una foto che ho scattato durante un mio viaggio, un elemento di natura che contrasta con le altre. L’ultima è la coperta di un letto, sempre presa in Abruzzo, in particolare a Santo Stefano di Sessanio, molto più intima. Sono tre immagini molto diverse, con una differente profondità: una dominata dalla luce che è quella filosofica, del barocco; una con una atmosfera rarefatta di sassi in montagna e l’ultima più calda con un colore di fondo un rosa carico che contrasta con l’antracite, il disegno di una coperta tradizionale abruzzese».
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