«Tre ragioni per amare le canzoni di Ivan»

Il sottosegretario alla presidenza della giunta regionale Mario Mazzocca racconta il suo Graziani
Si svolgerà oggi l’Ivan Graziani Day, una giornata per ricordare il cantautore teramano. Un mega concerto nel ventennale della sua scomparsa. L’appuntamento è per le ore 21 in piazza Martiri della libertà a Teramo (a fianco il programma). In occasione del Graziani Day, Mario Mazzocca, sottosegretario alla presidenza della giunta regionale, ha scritto un suo ricordo del cantautore da fan dei primi tempi.
di MARIO MAZZOCCA *
Correva l’anno 1978. Avevo appena diciassette anni quando iniziai a conoscere ed apprezzare la musica di Ivan Graziani; il long playing "Pigro", appena pubblicato con una marcata impronta rock, mi indusse ad approfondire il particolare sound di questo nuovo cantautore, per giunta abruzzese. Andai, quindi, a ritroso, acquistando e divorando i due precedenti lavori "I lupi" e "Ballata per Quattro Stagioni". In particolare, mi incuriosiva il modo innovativo di interpretare la figura del cantautore staccandosi decisamente dal linguaggio ufficiale imperante e delle sue tematiche. Credo che siano almeno tre i motivi per i quali, oggi più che mai, mai nel ventennale della sua scomparsa, è importante ricordare Ivan Graziani.
1. È stato il primo cantautore rock del panorama musicale italiano. In lui, prima di altri, convivevano mirabilmente la figura del musico genuinamente rock con quella del fine cantautore, capace di penetrare gli animi con una insospettabile alta vena poetica. La grandezza di Ivan Graziani risiede soprattutto in questo connubio e ritengo che emerga in tutta la sua statura soprattutto nell’album "Pigro".
2. È stato un formidabile cantore di storie di vita quotidiana, da quelle della sonnolenta provincia (le vicende della trentenne "Paolina", della "Signora bionda dei ciliegi" della costa teramana, del ventunenne del vicolo dei rifiuti di "Fango", dell’omonimo del vate in "Gabriele D'Annunzio"), passando per l'ancestrale emancipazione dalle mode e dalle tendenze imperanti (celebrata in "Al Festival Slow Folk di b-Milano") unita all’atavica avversione verso ogni forma di pregiudizio mentale o classista (emblematico il ritornello del singolo 'Pigro'), fino al concepimento di una serie di indimenticabili pezzi di elevata dolcezza comunicativa ed in cui ad emergere è la figura femminile (dalla Marta di "Lugano addio", alla stessa "Paolina", alla dolce "Agnese", a "Dada", "Isabella" (sul treno), "Angelina" e a tante altre).
3. È stato uno straordinario interprete dell’Abruzzo, dell’essere intrinseco di questa regione e del carattere dei sui abitanti; d’obbligo citare i famosi brani "I lupi" e "Gran Sasso", ma anche le storie fiabesche ed altamente poetiche narrate in "Palla di gomma" e "Il lupo e il bracconiere". Più o meno evidentemente le sue radici hanno ciclicamente riecheggiato in molte delle sue canzoni. Già, le sue canzoni. Ancora oggi sono capaci di scuotere le menti e di toccare gli animi. Ecco perché il ricordo di Ivan che personalmente conservo nel mio cuore è una fantastica interpretazione radiofonica diede di lui Diego Cugia, in una delle famose puntate di "Alcatraz", con la voce di un altro abruzzese illustre, il pescarese Roberto Pedicini. Era il 1999, non ricordo bene la data precisa: ero in auto e Jack Folla (alias Cugia-Pedicini), con la sua inimitabile prosa, narrava degli attimi immediatamente precedenti la celebrazione di uno degli ultimi concerti. Ivan non stava affatto bene, il cancro lo stava spegnendo. Così, dopo alcuni veloci e temporanei rimedi per alleviare i dolori inflitti dal mostro che avanzava, il concerto ebbe inizio con una mezzoretta di ritardo. Il pubblico, nel frattempo, aveva iniziato a manifestare sonoramente il proprio disappunto, addebitando il ritardo al fatto che anche Ivan "se la tirasse" più del dovuto. Quel pubblico non sapeva che il migliore "cantautore-rocker" italiano di tutti i tempi aveva un tumore al colon in stadio ormai avanzato. Quel pubblico, continuò Jack, evidentemente non lo conosceva. Quel pubblico non sapeva che Ivan, fondamentalmente, era un ... Jack tace e, senza soluzione di continuità, partirono le prime note di "Pigro".A quel punto non riuscii più a trattenere le lacrime.
* Sottosegetario
alla presidenza
della giunta regionale
©RIPRODUZIONE RISERVATA
di MARIO MAZZOCCA *
Correva l’anno 1978. Avevo appena diciassette anni quando iniziai a conoscere ed apprezzare la musica di Ivan Graziani; il long playing "Pigro", appena pubblicato con una marcata impronta rock, mi indusse ad approfondire il particolare sound di questo nuovo cantautore, per giunta abruzzese. Andai, quindi, a ritroso, acquistando e divorando i due precedenti lavori "I lupi" e "Ballata per Quattro Stagioni". In particolare, mi incuriosiva il modo innovativo di interpretare la figura del cantautore staccandosi decisamente dal linguaggio ufficiale imperante e delle sue tematiche. Credo che siano almeno tre i motivi per i quali, oggi più che mai, mai nel ventennale della sua scomparsa, è importante ricordare Ivan Graziani.
1. È stato il primo cantautore rock del panorama musicale italiano. In lui, prima di altri, convivevano mirabilmente la figura del musico genuinamente rock con quella del fine cantautore, capace di penetrare gli animi con una insospettabile alta vena poetica. La grandezza di Ivan Graziani risiede soprattutto in questo connubio e ritengo che emerga in tutta la sua statura soprattutto nell’album "Pigro".
2. È stato un formidabile cantore di storie di vita quotidiana, da quelle della sonnolenta provincia (le vicende della trentenne "Paolina", della "Signora bionda dei ciliegi" della costa teramana, del ventunenne del vicolo dei rifiuti di "Fango", dell’omonimo del vate in "Gabriele D'Annunzio"), passando per l'ancestrale emancipazione dalle mode e dalle tendenze imperanti (celebrata in "Al Festival Slow Folk di b-Milano") unita all’atavica avversione verso ogni forma di pregiudizio mentale o classista (emblematico il ritornello del singolo 'Pigro'), fino al concepimento di una serie di indimenticabili pezzi di elevata dolcezza comunicativa ed in cui ad emergere è la figura femminile (dalla Marta di "Lugano addio", alla stessa "Paolina", alla dolce "Agnese", a "Dada", "Isabella" (sul treno), "Angelina" e a tante altre).
3. È stato uno straordinario interprete dell’Abruzzo, dell’essere intrinseco di questa regione e del carattere dei sui abitanti; d’obbligo citare i famosi brani "I lupi" e "Gran Sasso", ma anche le storie fiabesche ed altamente poetiche narrate in "Palla di gomma" e "Il lupo e il bracconiere". Più o meno evidentemente le sue radici hanno ciclicamente riecheggiato in molte delle sue canzoni. Già, le sue canzoni. Ancora oggi sono capaci di scuotere le menti e di toccare gli animi. Ecco perché il ricordo di Ivan che personalmente conservo nel mio cuore è una fantastica interpretazione radiofonica diede di lui Diego Cugia, in una delle famose puntate di "Alcatraz", con la voce di un altro abruzzese illustre, il pescarese Roberto Pedicini. Era il 1999, non ricordo bene la data precisa: ero in auto e Jack Folla (alias Cugia-Pedicini), con la sua inimitabile prosa, narrava degli attimi immediatamente precedenti la celebrazione di uno degli ultimi concerti. Ivan non stava affatto bene, il cancro lo stava spegnendo. Così, dopo alcuni veloci e temporanei rimedi per alleviare i dolori inflitti dal mostro che avanzava, il concerto ebbe inizio con una mezzoretta di ritardo. Il pubblico, nel frattempo, aveva iniziato a manifestare sonoramente il proprio disappunto, addebitando il ritardo al fatto che anche Ivan "se la tirasse" più del dovuto. Quel pubblico non sapeva che il migliore "cantautore-rocker" italiano di tutti i tempi aveva un tumore al colon in stadio ormai avanzato. Quel pubblico, continuò Jack, evidentemente non lo conosceva. Quel pubblico non sapeva che Ivan, fondamentalmente, era un ... Jack tace e, senza soluzione di continuità, partirono le prime note di "Pigro".A quel punto non riuscii più a trattenere le lacrime.
* Sottosegetario
alla presidenza
della giunta regionale
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