Tre registi abruzzesi in competizione per i David

16 Marzo 2021

Nella sezione film l’aquilano Adriatico e il teramano Cassini, per i documentari c’è il pescarese D’Anolfi

TERAMO. Si sono chiuse ieri notte le votazioni dei giurati dell’Accademia del cinema italiano per individuare le cinquine finaliste alla 66ª edizione dei Premi David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano.
In competizione anche tre registi abruzzesi. Nell’affollata sezione dei lungometraggi di fiction, ammessi alla rosa di 147 candidati “Gli anni amari” dell’autore aquilano Andrea Adriatico e “La porta sul buio” del regista e attore teramano Marco Cassini. Nella più ristretta rosa, appena dieci, della sezione documentari in gara Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, pescarese lui milanese lei, col loro “Guerra e Pace”. Presentato alla Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti, il film della coppia è stato selezionato dalla giuria per il David 2021 insieme ad altri titoli forti, a partire da “Mi chiamo Francesco Totti” di Alex Infascelli, “Notturno” di Gianfranco Rosi, “The Rossellinis” di Alessandro Rossellini, e “Il caso Braibanti” di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese, “Entierro” di Maura Morales Bergmann, “Faith” di Valentina Pedicini, morta 42enne a novembre, “Pino” di Walter Fasano sull’artista Pino Pascali, “Punta Sacra” di Francesca Mazzoleni, “Welcome Palermo” dei Masbedo (gli artisti Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni). Questa selezione è stata scremata dalla commissione selezionatrice su 150 opere, quasi una cinquantina in più dello scorso anno, a conferma della vivacità della forma documentaria. I dieci docmovie sono stati sottoposti dalla commissione al voto della giuria dell’Accademia per individuare la cinquina di candidati al David per il migliore documentario, premio da questa edizione intitolato alla cineasta e fotografa Cecilia Mangini, pioniera in Italia del cinema non fiction, testimone di lotte sociali e mutamenti antropologici, morta a 93 anni il 21 gennaio. Prodotto da Montmorency Film, Rai Cinema, Lomotion, distribuito da Istituto Luce, “Guerra e Pace” è un viaggio in 4 parti – passato remoto, passato prossimo, presente, futuro – che riflette sulla violenza che ha attraversato il Novecento e oltre, e su come l’immagine diventi tramite per il racconto di questa violenza. D’Anolfi e Parenti ragionano sulla relazione tra cinema e guerra, dal loro primo incontro nel 1911 in occasione dell'invasione italiana in Libia fino ai giorni nostri, passando dalle immagini filmate dai pionieri del cinema alle odierne riprese con gli smartphone.