Trieb-L’Indagine Danzando nel labirinto di Teseo

5 Gennaio 2020

TERAMO. Il 2020 del Teatro Comunale di Teramo inizia con lo spettacolo “Trieb-L’Indagine”, in scena l’8 gennaio alle 21, nell’ambito della rassegna di Teatro Off. “Trieb_L’Indagine” è uno spettacolo...

TERAMO. Il 2020 del Teatro Comunale di Teramo inizia con lo spettacolo “Trieb-L’Indagine”, in scena l’8 gennaio alle 21, nell’ambito della rassegna di Teatro Off. “Trieb_L’Indagine” è uno spettacolo di teatro-danza ideato, coreografato e interpretato da Chiara Ameglio affiancata alla regia e alla drammaturgia da Marco Bonadei e prodotto da Fattoria Vittadini e Campsirago Residenza.
“Trieb” è ispirato dal racconto “Il Minotauro” dello scrittore svizzero, Friedrich Dürrenmatt: il labirinto, dove Teseo entra per uccidere il mostro, in realtà è un labirinto di specchi. Teseo trova il mostro - creatura derelitta e sola – specchiandosi: il mostro è dentro di lui, il mostro e Teseo corrispondono. Così succede alla protagonista di Trieb, un donna-mostro che, perdendosi nel suo labirinto, incontra ciò che le fa più paura, in uno spettacolo che è l'esperienza di una liberazione e di un'ammissione dove finalmente i contrari si armonizzano, per tendere all’interezza.
«Affiancata da Marco Bonadei,», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «la giovane autrice e coreografa Chiara Ameglio lavora sul concetto di mostruosità che una società ossessionata dalla perfezione tenta in ogni modo di bandire, quasi a non voler riconoscere che dentro ciascuno di noi vive un lato oscuro e che in fondo siamo tutti un po’ mostri, streghe ammaliatrici, assassini, violenti tiranni. Un’emozionante performance tra danza e teatro creata da Fattoria Vittadini, una delle compagnie più importanti e premiate nel panorama della danza italiana contemporanea».
«Attraverso uno stato performativo fatto di onde emotive, trasformazioni e decadimenti», spiegano le note di regia, «l’obbiettivo dello spettacolo è quello di essere un’esibizione dell’ombra, un’esaltazione all’imbruttimento, alla libertà dell’imperfetto, un inno all’unicità, all’identità complessa, alla follia che ci abita, al mostro interiore che ci fa paura. L’integrazione nella sua forma autentica è il punto di interesse. Integrare non nascondere, vedere non giudicare e immaginare. Vorrei che il pubblico fosse testimone e percepisse le crepe e i grovigli del personaggio, riuscendo ad amarlo. Che si domandasse: siamo liberi di essere ciò che siamo, così come siamo? Che percepisse quanto siamo ossessionati dall’aderire a qualcosa di perfetto, quando invece siamo esseri imperfetti e che in fondo siamo tutti un po’ mostri, streghe ammaliatrici, violenti tiranni, vigliacchi alla vita».
«“Trieb”»,ha scitto in una recensione dello spettacolo, Vincenzo Sardelli su Krapp’s Last Post, «è un invito a riconoscere la propria mostruosità e ad allearsi con essa. A prendersi il tempo per ascoltarla. In ciascuno di noi abita un nemico, con cui siamo chiamati a convivere. Non è il sonno della ragione che genera mostri. Piuttosto è irrazionale non riconoscere i propri fantasmi, rimuoverli, demonizzare quelli degli altri. Paradigma di “Trieb” è proprio la convivenza con i conflitti che abbiamo dentro, intercettati attraverso il corpo».