Tutti al mare, da re Giorgio sino al bikini
Storia della civiltà balneare: i primi “bagni” riservati ai nobili, le nuotate del Duce, le spiagge di Rimini
di EUGENIA TOGNOTTI
Il primo bagno di mare passato alla storia, quello di re Giorgio III d’Inghilterra, detto “il pazzo”, non ha avuto luogo nelle acque e sotto il sole caldo di un’estate mediterranea, ma in quelle di Weymouth , sulla costa della Manica, nel luglio del 1789. La regale immersione, accompagnata dall’inno “God save great George our King” , non aveva niente a che fare con la follia del sovrano, dovuta, pare, ad una patologia attribuita alla porfiria o all’abuso di arsenico.
Immersione regale. L’evento segnava un passaggio che avrebbe portato nei decenni successivi alla nascita della civiltà balneare. Weymouth divenne immediatamente una capitale mondana come le tante – Brighton , Deauville, Granville, Cannes, Nizza, Biarritz – che dovranno la loro fama a testimonial di rango, grandi nobili e dame famose per la loro bellezza. Il nome di Dieppe è associato a Ortensia Beauharnais, figliastra di Napoleone e regina d’Olanda, che si immergeva nell’acqua in un raffinato completo di lana color cioccolato. La moda dei bagni di mare era destinata ad affermarsi rapidamente grazie ad una piccola avanguardia formata dall’aristocrazia e dall’alta borghesia europea che nel Settecento aveva riscoperto le Thermae. Il famoso centro termale di Bath, nel Somerset era il luogo in cui trascorrevano la villeggiatura le élites col pretesto di curarsi con le rinomate Aquae Sulis . In realtà, commentava, sarcastico, il filosofo ed enciclopedista Denis Diderot, «gli uomini vanno per distrarsi dalla monotonia delle mogli e le mogli da quella dei mariti», tra abluzioni, seduzioni e pettegolezzi.
Pratica salutista. L’avvicinamento al mare era spinto dalle teorie mediche sulle virtù terapeutiche dell’acqua e dell’aria di mare, impregnata di sali minerali. L’elioterapia e la talassoterapia erano consigliate per numerose patologie: dermatiti, ulcere, ferite, rachitismo. Fanciulli ossuti e ragazze esangui traevano beneficio dalla balneoterapia e i medici consigliavano la talassoterapia anche come sussidio terapeutico nella cura di alcune forme tubercolari. Se ne giovò nel 1790 , stando agli Annali di Rimini, la prima bagnante forestiera, la marchesa Rondanini, irlandese di nascita. La nobildonna , «occhi amorosi e labbra rosse di paradiso» si trattenne due settimane . Nel 1813 vi giunge Gerolamo Bonaparte e nel 1824 suo fratello Luciano , accompagnato da alcune dame. Sulla costa tirrenica, s’impone il mare di Livorno, su cui, nel 1814, un medico francese scrive addirittura un saggio. Alla pratica dei bagni in quel mare ricorrono per vari malanni granduchi e granduchesse degli Stati dell’Italia centrale come Maria Luisa di Lucca , da cui prenderà il nome “lo Scoglio della Regina”. Nella costa adriatica, la balneoterapia è nel primo Ottocento una realtà importante.
I primi stabilimenti. Nel 1822 il governo toscano avverte l’esigenza di disciplinare la materia con un “Regolamento per il buon servizio e il buon ordine dei bagni di mare”. Attrezzati stabilimenti balneari sorgono anche sulla costa tirrenica, diretti, per lo più, da medici . A Venezia è un chirurgo del locale ospedale a incoraggiare la costruzione di un “bagno galleggiante”. Anche la pratica dei bagni di mare unifica l’Italia e si estende sempre più da una stagione all’altra. Ne danno conto memorie, diari ed epistolari . Le tiepide acque del Mediterraneo invitavano a «gittarsi nell’onde» per «semplice sollazzo», oltre che per «riacquistare la sanità perduta». Nel tardo Ottocento, la socialità mista delle spiagge ,impensabile altrove, preoccupa i benpensanti.
I tuffi di Claretta. I regolamenti comunali sulle distanze di “convenienza” tra bagnanti dei due sessi e i complicati e castigatissimi “costumi” da bagno congiurarono a lungo per salvaguardare il pudore femminile. Del resto il timore degli inesorabili raggi del sole, che attentavano ad aristocratici pallori, spingeva le dame della buona società a coprire ogni centimetro di pelle. L’abbronzatura, mito di anni recenti, diventerà moda solo nel XX secolo, mentre la villeggiatura marina di massa comincerà ad affermarsi tra le due guerre. I bagni, la vita all’aria aperta rientravano nel progetto di “perfezionamento fisico del popolo”. Il duce dà l’esempio nuotando nel mare di Riccione. A Rimini, Claretta Petacci indossa un ardito costume da bagno. Niente a che fare, naturalmente, con il bikini che di lì a qualche anno diventerà un simbolo di libertà e di seduzione: lanciato a Parigi il 5 luglio del 1946, l’ esplosivo indumento, suscitò lo stesso fragore provocato dalle detonazioni nucleari condotte dagli Stati Uniti d'America nel remoto atollo del Pacifico da cui l’indumento ha preso il nome.