Tutti i colori di Gianni Versace

1 Febbraio 2018

Si è aperta a Berlino la retrospettiva di abiti e accessori dello stilista italiano

BERLINO. Quell'assedio di colori, idee, provocazioni. Così si celebra la bellezza di una donna sensuale e padrona della scena, e la nostalgia degli irripetibili anni '80, ricordando Gianni Versace, da martedì scorso a Berlino. Circa trecento pezzi, portati in Germania da quattro collezionisti, che hanno permesso di rievocare la poliedricità dello stilista italiano, sono in mostra per «Retrospective» fino al 13 aprile al Kronprinzenpalais. A inaugurare l'evento, una sfilata presentata dagli ideatori dell'evento, Karl von der Ahè e Saskia Lubnow, che hanno spiegato di aver iniziato quest'avventura grazie all'incontro con Antonio Caravano, unico collezionista italiano, il quale ha messo a disposizione fra l'altro i suoi pezzi di ispirazione «bondage».
Non ha mai conosciuto Versace, ma ha vissuto la Miami che «Gianni» influenzava profondamente, ha spiegato questo grande appassionato di origini napoletane. «Il sistema Versace aveva una magia, che io non volevo lasciar andare quando morì. Così iniziai a raccogliere pezzi, anche nei negozi di seconda mano, per non far finire quello che mi aveva così tanto ispirato, condizionato. Oggi ho duemila pezzi nella mia collezione».
E sedici completi raccontano «il lato dark» dello stilista: «le borchie, le stringhe, le tante aperture nei corpetti, la pelle: il linguaggio sadomaso diventò fashion, con una collezione che fece scandalo nel '92», spiega la curatrice del tassello italiano della mostra, Sabina Albano. Ma basta cambiare sala per vedere «l'oro del barocco, fregi e maschere della Magna Grecia, modelli del balletto classico, per i costumi dell'opera che produceva per la Scala», tutti gli elementi decorativi che trionfano sulle sue camicie. A completare il racconto del «fashion system» Versace contribuiscono poi i disegni di Bruno Gianesi, che fu il suo capo ufficio Stile. «Ho lavorato con lui quasi 17 anni, dall'84 al 2000», spiega. «Lo consideravo un padre. Era estremamente esigente, ma anche protettivo. E se oggi sono un artista e dipingo, lo devo a lui».
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