Uccellaccio, incompiuta abruzzese a Venezia

Il progetto dell’ospedale di Ripa Teatina fermo da 50 anni rielaborato da Hbo e Maxxi L’Aquila per la Biennale di Architettura
PESCARA. Da elemento invadente, incombente e incompiuto a valenza paesaggistica: un Parco dell’Incompiuta. “Uccellaccio”, il progetto dell'ospedale di Ripa Teatina mai portato a compimento né demolito in cinquanta anni dalla posa della prima pietra, è tra i nove progetti presentati al Padiglione Italia “Spaziale: ognuno appartiene a tutti gli altri” della 18esima Mostra internazionale di Architettura La Biennale di Venezia 2023 – in corso dallo scorso maggio e con chiusura programmata domani 26 novembre – promosso dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura e curato dal collettivo Fosbury Architecture, formato da Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino, Claudia Mainardi.
Il progetto dedicato all’edificio incompiuto nel piccolo comune teatino, è a cura del collettivo di architettura Hpo con base a Ferrara, advisor Claudia Durastanti, incubatori Comune di Ripa Teatina e Museo Maxxi L’Aquila. Così le note di presentazione che accompagnano il progetto: «Allo stato attuale l’edificio è una presenza incombente ma quasi assente dallo sguardo collettivo».
«Nel tentativo di avvicinare la comunità all’opera incompiuta sul proprio territorio, il progetto si propone come occasione per riattivare un processo di immaginazione e costruzione di significati attorno all’incompiuta, attraverso un grande percorso circolare esterno all’edificio ed interventi temporanei di messa in sicurezza al suo interno».
L’intervento si basa su un gesto tanto materiale quanto evocativo: «la movimentazione della terra, lo sfalcio, la creazione del “satellite” e il suo attraversamento riportano in superficie», si legge ancora nelle note, «dei manufatti sentimentali da decifrare, oggetti imprevisti e simbolici a cui dare una collocazione. L’esperienza di Ripa Teatina è sintetizzata al Padiglione Italia tramite un oggetto che evoca un futuro arcaico, una sorta di amuleto basato sul linguaggio e la visione dettati dall’opera incompiuta».
«Stampa ed incisione si alternano ricalcando le operazioni di rimozione ed aggiunta di materiale sul posto, tracciando sulle due facce del medaglione due interpretazioni del progetto, una grafica, la planimetria dell’intervento, ed una testuale, il glossario dei termini più evocativi. Le due facce comunicano attraverso fori passanti, in corrispondenza delle coordinate geografiche alla base del tracciamento del percorso esterno denominato “satellite”».
Il collettivo di architettura Hpo è stato fondato da Alessandro Argentesi, Luca Cei, Mara Femia, Filippo Ferraro, Gregorio Giannini, Gabriele Giau, Giulio Marchetti, Oreste Montinaro, Dario Rizzi, Riccardo Simioni e Giorgio Scanelli. Questa una comunità di architetti con sede a Ferrara, attraverso varie scale di intervento e un atteggiamento collaborativo e sperimentale, mira a dimostrare i risultati non ovvi della professione dell’architetto. Claudia Durastanti è una scrittrice e traduttrice italiana. Con “La Straniera” è stata segnalata al Premio Strega 2019 e al Premio Viareggio. Il libro è tradotto in ventuno lingue e sta per essere adattato in una serie televisiva.
Si è laureata in Antropologia culturale alla Sapienza di Roma.
Ringraziamenti: Asl Chieti, Thomas Schael (direttore generale Asl Chieti), Circolo L’oasi, Premio Rocky Marciano, Giancarlo Alfani, Emanuele Colanzi (Emoter Lavori srl), Francesco Dalmolin, Daniele D’Amario (Regione Abruzzo), Emanuele De Angelis, Irene De Vico Fallani,Giovanni Gibertini, Stefano Gobbi, Michele Millosevich, Gianmichele Panarelli, Giuseppe Valente, Pietro Vicentini, Emilio Zampacorta.

