UN’EDIZIONE STRAVOLTA DALLA PANDEMIA MA NECESSARIA

13 Settembre 2020

Una scelta difficile, una scelta di “resistenza”: gettare il cuore oltre l’ostacolo e farla ugualmente, orgogliosamente unici al mondo, la Mostra internazionale del Cinema di Venezia, l’edizione 77...

Una scelta difficile, una scelta di “resistenza”: gettare il cuore oltre l’ostacolo e farla ugualmente, orgogliosamente unici al mondo, la Mostra internazionale del Cinema di Venezia, l’edizione 77 dell’era della pandemia da Covid -19, con tutte le restrizioni, accortezze, limitazioni, rigorosamente attenendosi ai protocolli di sicurezza che hanno imposto di allestire nuove sale e sparpagliare il pubblico in ogni angolo del Lido, di evitare i contatti ravvicinati, quella fusione tra platea, autori, produttori e interpreti che rende magico da sempre questo festival. E cambiandone il volto e l’humus.
Dunque rinunciando al blockbuster d’apertura e alle star hollywoodiane che danno il tocco glamour sfilando sul red carpet del Palazzo del Cinema: la folla di ammiratori e fotografi assiepati a ridosso della passerella era da escludere, gli attori e registi che sono potuti intervenire, i più dall’Italia, hanno sorriso un po’ storditi solo agli obiettivi, camminando dietro una siepe alta che li rendeva invisibili dai bordi e rendeva inutile le solite lunghe attese dei fan. Dimezzato o forse più il numero di accreditati e pubblico, nessuna biglietteria ma prenotazioni per ogni film possibili solo via web, con un sistema efficace ma che richiedeva tempo e concentrazione. Dunque ecco tutti, appena usciti da una proiezione, con la testa infilata nei telefonini a cliccare freneticamente per non perdere i pochi posti nelle sale per vedere un altro film e poi un altro. File distanziate per entrare in sala con mascherina ben calzata dal naso al mento anche durante le proiezioni, pena l’essere gentilmente ma fermamente richiamati all’ordine dallo staff dai mille occhi che vedono anche al buio. Spento il chiacchiericcio degli altri anni, mentre in coda si aspettava pazienti, parlando del film appena visto, sconsigliandosi e consigliandosi sulle scelte da fare, scambiando opinioni anche accese tra sconosciuti che la passione per la settima arte rendeva amici per un po’. No, il Lido con i suoi “forzati” delle cinque visioni al giorno non era lo stesso di sempre, sparute e complicate da afferrare le proiezioni con registi e cast in sala che emozionati aspettano che la parola fine sullo schermo sia seguita da un fragoroso o tiepido applauso, una situazione che caratterizza soprattutto la Mostra veneziana. E nelle sale senza protagonisti l’applauso (o fischi o buuu) si è fatto timido e un po’ inutile. All’accensione delle luci il solo sguardo scoperto sui volti, incrociandosi non bastava a condividere approvazione o dissenso, gusto o noia: maledetta necessaria mascherina! Ma gli occhi parevano dire: siamo qui, è importante. E bello.