«Un’opera dai suoni sottili e polifonici»

Il maestro racconta la genesi della scultura: «Il segno musicale porta spiritualità»
LORETO APRUTINO . «Con l’idea di collocarci nel bosco di Nml e dialogare con uno di quei noci slanciati verso l’alto, abbiamo individuato un albero fortemente inclinato, un gesto di forza della natura evidente. Abbiamo ipotizzato due pali laterali di sostegno, avvolti da una spirale di lame d’acciaio, elementi che vibrano se sfiorati o per azione del vento. È affascinante trovarsi nel bosco di Nml alla brezza del primo pomeriggio e ascoltare quei suoni sottili, lunghi, polifonici, quasi voci prodotte dall’opera che inizia a dialogare discretamente con altre installazioni sonore sul sito, un intreccio che può funzionare, credo che in alcuni momenti si produrrà un concerto». Il compositore Michelangelo Lupone, innovatore nella musica integrata da arti visive e avanzata tecnologia, racconta al Centro la genesi di “Al vento”, la nuova opera site specific, adattiva, da lui realizzata con Licia Galizia (scultura) e con Centro ricerche musicali di Roma. Opera donata a Nml «condividendo la forza ideale e sociale» dell'operazione portata avanti da Mario Pieroni, presidente Fondazione No Man’s Land di Loreto, e Dora Stiefelmeier dell'associazione Zerynthia per l’Arte Contemporanea OdV, sul terreno di Rotacesta nella campagna vestina. «Ora» aggiunge il maestro, docente di musica contemporanea all’Accademia Santa Cecilia «bisognerà vivere la magia di “Al vento” stagione dopo stagione, alla rugiada del mattino che inonda il bosco». “Al vento”, spiega il maestro di origini beneventane «è un’opera riflessiva e si inserisce in punta di piedi nella natura, opera che produce suoni che invitano al raccoglimento, alla riflessione. Una possibilità di incontro con se stessi. Con Licia lavoriamo insieme da tempo» racconta «ci siamo incontrati sulla possibilità di un’opera sempre viva, costantemente rinnovata, che potesse risentire delle trasformazioni dell’ambiente circostante e dell’interazione col pubblico. Il segno musicale porta in sé emozioni. Crescendo e diminuendo musicali non hanno concretezza nel tempo, sono astrazione, spiritualità. Per me un valore enorme perché sento la necessità di trasmettere contenuti spirituali, ne ha bisogno l’umanità tutta. Siamo ridotti male con una prospettiva nefasta a causa della stupidità umana, della cecità dei potenti, prese di posizione all’insegna di arroganza di dominio. Che fine ha fatto la spiritualità? Il compito dell’arte è gridare il più forte possibile, alla Munch». (j.f.)

