Un Posto al sole Vent’anni di amore e odio

26 Ottobre 2016

NAPOLI. “Un Posto al sole” nacque sotto un temporale. Miglior esordio per stroncare in partenza luoghi comuni su Napoli e raccontare la realtà. Anche se per finta. Pochi soldi, una stanzetta per...

NAPOLI. “Un Posto al sole” nacque sotto un temporale. Miglior esordio per stroncare in partenza luoghi comuni su Napoli e raccontare la realtà. Anche se per finta. Pochi soldi, una stanzetta per ufficio e un piano produzione che prevedeva la prima scena nella storica Villa Lauro a Posillipo, sotto un bellissimo sole di agosto.

«Ma arrivò un fantastico temporale», racconta Francesco Pinto, direttore del centro di produzione Rai di Napoli-, «Marina Tagliaferri e Patrizio Rispo rimasero bloccati in un’antica vasca da bagno».

Poi sono arrivate 4604 puntate. Il primo episodio andò in onda il 21 ottobre ’96 e da allora la fiction cattura ogni sera alle 20.35 su Raitre uno share medio di 2 milioni di telespettatori.

Compie 20 anni e si guarda alle spalle, senza perdere di vista l’orizzonte.

Napoli e le sue location hanno fatto da passepartout, set naturale che ha bucato le case italiane anche se il filo rosso delle trame ha portato le troupe spesso in giro per l’Italia: Cervinia, Sorrento, Milano, Torino, Firenze, Venezia, Verona, Roma, Palermo, Palinuro. Perfino New York.

Gli ambienti interni sono allestiti nel centro Rai di via Marconi di Napoli, tra bar e camere da letto, cucina e salotti diventati familiari.

«Il pubblico è trasversale perché la soap è come una finestra sul cortile, il racconto della vita in tempo reale», spiega Francesco Pinto.

«Tra produzione e messa in onda di un episodio lo scarto massimo è di 8 settimane», aggiunge il direttore del centro di produzione Rai di Napoli, «e Un posto al sole ha una caratteristica narrativa: il tempo della fiction equivale al tempo della vita».

Gioie e dolori raccontati da 17 attori protagonisti, 30 personaggi ricorrenti e 90 mila comparse, parabola umana scandita da 35 matrimoni, 22 funerali, 510 schiaffi, 4467 baci, 26 arresti. Oltre a 3 milioni e mezzo di caffè e a 348mila litri d’acqua. Tutto in 240 puntate l'anno.

«Un ritmo da fabbrica fordista, ci fermiamo solo a Natale e Ferragosto» sottolinea Pinto, entusiasta di un progetto che con 12 milioni l’anno assicura continuità alla vita degli attori.

La soap raccoglie simpatie anche negli Stati Uniti sul canale italiano e sfonda nel Triveneto. «Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, e la moglie Stefania sono due nostri fan accaniti - racconta l’attore Patrizio Rispo, lei ci chiese perfino una particina».

«Del resto», prosegue Rispo, «la soap rende omaggio alla Napoli più vera e amata, creativa, non solo cronaca di violenza, e io che conosco bene Roma e romani per esempio, vi assicuro che li sono peggio che a Napoli».

Ogni anno a migliaia scrivono al centro di produzione Rai di Napoli, tanti giovani, per chiedere di visitare i luoghi della fiction ma solo un gruppo di 25 persone al mese può essere accontentato da ogni regione.

Luoghi storici scelti per le riprese diventano così mete, Villa Solimene e Palazzo Palladini a Posillipo, piazza San Lorenzo nel centro antico, il Museo di Capodimonte. Perfino la Città della scienza, dove la troupe ha girato alcune scene prima che nel 2013 fosse in parte distrutta.

Con stile sobrio e ambienti borghesi e un po’ casual, Un posto al sole è entrata in modo riconoscibile nelle case e ha reso celebri volti come quelli di Rispo, Marina Giulia Cavalli, Marzio Onorato.

«Sono gli attori», sottolinea in conclusione Francesco Pinto , «a cui mi sento più legato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA