«Un viaggio ci ha unito di nuovo»

6 Agosto 2018

I Negrita: «Ripartiamo da Pescara e poi saliremo sul Gran Sasso dove ci sentiamo a casa»

PESCARA. Un viaggio e un nuovo disco, il decimo, hanno rappresentato la rinascita della band aretina salvandola dallo scioglimento. I Negrita tornano in pista con l’album “Desert Yacht Club” e fanno tappa con il loro tour a Pescara. L’appuntamento è fissato al 9 agosto, giovedì, al teatro D’Annunzio, dalle ore 21,15. Il concerto è inserito nel cartellone del PeFest ed è organizzato in collaborazione con Best Eventi (costo dei biglietti: 36,80 euro per la gradinata non numerata, 51,75 euro per la poltronissima e la poltrona numerata).
Il Centro ha intervistato Pau, frontman del gruppo, in occasione della tappa pescarese del tour.
Avete dichiarato che questo album vi ha salvati dallo scioglimento. In che modo?
«Venivamo da un periodo piuttosto scuro, che è durato, per tanti motivi, un po’ di anni. Abbiamo rischiato di non esistere più come band. Questo disco è stato salvifico: cominciando a lavorare a questi brani, ci siamo resi conto che avevamo ancora molto da dire e voglia di dirlo ancora insieme. Questa avventura negli Stati Uniti è iniziata nell’autunno del 2016. Eravamo in giro per un mini tour mondiale. Abbiamo deciso di affrontare questo viaggio che ci ha isolati dai nostri problemi e ci ha portati a essere tutti insieme senza nessuna distrazione esterna. Siamo tornati a fare quello che sappiamo fare meglio, ossia i Negrita. Il primo singolo è uscito a distanza di un anno da quel viaggio. Siamo tornati con molti spunti».
Com’è stata la risposta del pubblico?
«Molto buona. Il nostro pubblico è abituato ai colpi di testa. Ogni volta cerchiamo di proporre un sound diverso, apportando modifiche e cambiamenti. Il nostro pubblico sa che a ogni disco può succedere di tutto».
Il titolo è un omaggio a un luogo d’ispirazione: l’oasi creativa fondata da Alessandro Giuliano in California…
«Siamo finiti in questo club, una sorta di resort molto naturale, un’installazione di questo artista napoletano nel deserto. Una location che ci ha ispirato molto. Il deserto ha spazi enormi e panorami impressionanti. Il tuo occhio si perde nell’infinito. Una vastità enorme che ti fa sentire piccolo, ma anche concentrato su di te. Ci è sembrato un bel titolo per il disco».
Quali sono i punti di forza dell’album e quali le novità rispetto al precedente?
L’emergenza che abbiamo vissuto in quel periodo, il fatto di non aver avuto a disposizione uno studio di registrazione tradizionale, né una sala prove, ci ha portati ad attrezzarci con quello che avevamo. Abbiamo noleggiato strumenti acustici e un furgone a Los Angeles, avevamo voglia di lasciarci emozionare dalle persone. All’interno del sound è entrata l’elettronica e la si sente senza che sia preponderante».
Il videoclip di “La tua canzone”, contenuto nella raccolta “Déjà Vu”, è stato girato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a Campo Imperatore. Che rapporto avete con l’Abruzzo?
«Ripartiremo proprio da Pescara, dopo una settimana di ferie. Probabilmente andremo proprio sul Gran Sasso. L’Abruzzo è una regione che mi piace tantissimo. Sono toscano e per me il Centro Italia è casa».
Ha un sogno nel cassetto che le piacerebbe ancora realizzare?
«Questo è un lavoro fatto di sogni ed emozioni. A volte somigliano alla magia, a volte hanno più concretezza. Senza sogni non potrei trasmettere emozioni. Ne ho migliaia. Fondamentalmente mi interessa fare musica. Siamo arrivati al decimo album, mentre molte band finiscono prima. Abbiamo ancora nell’anima voglia di creare e di emozionare».
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