Una notte d’ottobre per non dimenticare la Shoah

Uno spettacolo teatrale messo in scena dai detenuti del carcere di Pescara in scena il 25 e il 26 gennaio ad Atri e Ortona per il Giorno della Memoria
PESCARA. Una corsa sul palcoscenico contando fino a otto, il numero sacro dell’infinito, della speranza nella rinascita. Detenuti e non, con gli attori volontari di Voci di dentro, l’associazione di Chieti impegnata dentro e fuori dal carcere per aiutare il reinserimento di chi a un certo punto della vita «non ha visto l’altro». «Come i nazisti che nella follia del regime hanno visto solo nemici: allora ebrei e zingari, oggi nemici dappertutto», dice il presidente di Voci di dentro, Francesco Lo Piccolo, raccontando dell’aderenza ai fatti contemporanei e della capacità di toccare l’animo umano di "Una notte d’ottobre", lo spettacolo liberamente tratto dal libro di racconti di Erika Mann, “Quando si spengono le luci - Storie dal Terzo Reich”, messo in scena dal laboratorio teatrale dell’associazione nel carcere di San Donato.
Lo spettacolo, già accolto la scorsa stagione dal pienone nell’ateneo d’Annunzio e nel Teatro Marrucino di Chieti, tornerà in scena il 25 gennaio al Comunale di Atri e il 26 gennaio al Tosti di Ortona, con ingresso libero. Entrambe le rappresentazioni saranno precedute dalla testimonianza degli scrittori Pier Vittorio Buffa e Giovanni D'Alessandro, dai contributi video dell’artista Moni Ovadia e della saggista Daniela Padoan, e da un messaggio della senatrice, Liliana Segre, che da ragazza fu internata ad Auschwitz durante la Shoah.
Un doppio appuntamento nella settimana dedicata al Giorno della Memoria, il 27 gennaio. Uno spettacolo che fa commuovere e per il quale sono state spese centinaia di ore, oltre due anni di lavoro con i detenuti «con impegno sorprendente, al punto da decidere di portare lo spettacolo fuori dal carcere», ha raccontato ieri Lo Piccolo nell’aula magna della casa circondariale di Pescara insieme al direttore dell’istituto di pena, Franco Pettinelli, la responsabile del progetto e capo area giuridico-pedagogica, Federica Caputo, il comandante del reparto Nada Marrone.
Come riassunto dal regista Alberto Anello del Teatro stabile di Atri, "Una notte d’ottobre" si compone di dodici quadri, un’ora e un quarto di scena, tempo unico, in cui si svolgono storie di gente normale che diventa cattiva e tradisce i propri simili, vittime e carnefici a un tempo nella diffusa e confusa follia di una Germania prossima alla seconda guerra mondiale in una notte d’ottobre, come recita il titolo. Considerato il periodo storico di ambientazione del testo si è utilizzata la tecnica dello straniamento brechtiano. Gli attori, ha raccontato Anello, non immedesimano completamente i personaggi ma sono un tramite tra essi e lo spettatore: un distacco necessario a sollecitare la critica da parte del pubblico, consapevole di trovarsi a teatro. Poca gestualità ma comunicazione del sentimento da parte dell’attore. «Il teatro è un’attività fondamentale nella rieducazione», ha detto Pettinelli, «un lavoro sulla persona che può avere effetto catartico: tutti i partecipanti al laboratorio sono stati i primi a ottenere permessi».
Nella settimana dedicata alla memoria dell’Olocausto, Voci di dentro in collaborazione con il carcere di Pescara prevede laboratori con discussioni, letture ed elaborazioni sul tema della discriminazione nei confronti di ebrei, zingari, omosessuali, malati, disabili. “Una notte d’ottobre” è inserito nel programma delle celebrazioni del Mese della Memoria organizzato dal Comune di Ortona e dalla Biblioteca comunale. Ha il patrocinio dei Comuni di Ortona e Atri, e della cattedra di sociologia penitenziaria e rieducazione sociale dell’università degli studi d’Annunzio di Chieti-Pescara; con l’egida scientifica dell’Osservatorio Oltreee dell’università Roma Tre , il patrocinio del master in Educazione affettiva e sessuale, clinico e forense, per l’infanzia, l’adolescenza e la genitorialità, che a breve ospiterà lo spettacolo in un seminario didattico sulle emozioni.
«La memoria è un dovere, l’identità passa per la conoscenza della storia», ha concluso il sindaco di Ortona, Leo Castiglione. «In pochi sanno che la nostra città è detta Piccola Stalingrado per aver vissuto le atrocità della guerra: 1314 vittime civili senza un perché. Quelle testimonianze sono in mostra attualmente a Palazzo Farnese e alla Biblioteca, iniziative promosse grazie alla nascita del Museo della battaglia» .
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