Una Startup che cambia la vita

4 Aprile 2017

Il film di Alessandro D’Alatri direttore del Teatro stabile d’Abruzzo

ROMA. Matteo ha 18 anni e un'idea che vale milioni. Una sorta di ossimoro in Italia dove quasi mai si favoriscono talenti giovani e tantomeno le idee. Ma la storia che racconta “The Startup” di Alessandro D'Alatri, direttore artistico del Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo) in sala da giovedì, è incredibilmente vera, quella di Matteo Achilli, romano classe 1992, che nel 2012 lancia una startup egomnia.com che vola sul mercato. Un mezzo per mettere in contatto chi cerca lavoro e aziende nel segno della sola meritocrazia e non di familismo e raccomandazioni.

Nel film ritroviamo appunto Matteo Achilli (Andrea Arcangeli), diciottenne romano, che esasperato dall'ennesima ingiustizia subita (viene escluso da una gara di nuoto), inventa un social network, che fa incontrare in modo innovativo domande e offerte di lavoro, anche grazie anche al sostegno tecnico e amicale di Giuseppe (Luca Di Giovanni). All'inizio nessuno crede al progetto, ma a un certo punto arriva la svolta. E il ragazzo si ritrova così, da un giorno all'altro, al centro degli interessi del mondo che conta, compresa la politica. Da Roma, dove ha la sua amata ragazza (Paola Calliari)va a Milano. Dalla periferia di Corviale ai salotti milanesi e alla Bocconi: in breve tempo Matteo acquista popolarità e soldi. La sua faccia è sulle prime pagine dei giornali e la sua startup conta migliaia di iscritti. Ma c'è ovviamente un prezzo da pagare. E Matteo a questo punto dovrà scegliere. In questo film, voluto e prodotto da Luca Barbareschi con Rai Cinema, belle le musiche di Pivio & Aldo de Scalzi.

«Il film», spiega D'Alatri, «è nato in modo diverso, in un percorso industriale. Mi ha chiamato il produttore, Barbareschi, e me lo ha proposto. E mi è subito piaciuto. Vengo anche io dalla periferia romana e poi raccontava il segno di una possibile rinascita di questo paese. Ho fatto all'inizio anche molte pubblicità e ho conosciuto personaggi come Barilla, Giovanni Rana ed altri, figure che oggi mancano sostituite da un management senza identità».

«È la storia vera di un ragazzo normale, non sono certo un genio», dice il vero Matteo Achilli ieri a Roma alla presentazione del film al Teatro Eliseo. «Molti si possono riconoscere in questa storia di un ragazzo che non si arrende ed è deciso a prendere quello che vuole prendere. Il merito è importante e io cerco solo, con un appropriato algoritmo, di far assumere i migliori. Oggi questa cosa vale anche più, il merito ai giorni nostri sta diventando sempre più importante».

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