Una storia d’amore prima della guerra

9 Febbraio 2019

Maristella Lippolis presenta oggi a Pescara il suo romanzo ambientato nella Iugoslavia sulla soglia del conflitto

Ci regala un altro romanzo commovente (come “Una furtiva lacrima” del 2013) e incantato (come “Raccontami tu” del 2017), Maristella Lippolis, scrittrice di Pescara, rieditando per i tipi di Ianieri una sua precedente opera, col titolo ”Non ci salveranno i melograni” – 2019, Collana Notturni, 188 pagine, 14,50 euro). Lo sfondo è quello della orrenda guerra che ha insanguinato la ex Iugoslavia a partire dal ’91 e il cui scoppio di ostilità in terra di Bosnia si ascrive convenzionalmente più al 92; guerra che altrettanto convenzionalmente si dice terminata (in realtà mai sopita, al di là della fine dello stato di belligeranza), con gli accordi di Dayton a fine 1995. Ma Lippolis è bravissima nel collocare la sua storia nel ’91, in un’isola dalmatica senza nome, simbolo di ogni terra in guerra, con un clima presago di terrore che s’impadronisce dell’animo di esseri umano sino a poco prima viventi in simbiotica tolleranza, se non pace, e che all’improvviso si ritraggono, per rivelare col tempo un volto mostruoso, di fanatici e delatori, distruttori e stupratori, torturatori e massacratori.
Un nome, 4 anni dopo il racconto di Lippolis, nel luglio del ’95 li iconizzerà nel mondo: Srebrenica, la più grande strage di civili dopo la seconda guerra mondiale, 8400 maschi bosniaci dai 16 ai 90 anni falciati a mitragliate dai serbi in 3 giorni. I melograni che danno titolo al romanzo, millenario simbolo di prosperità e pace, non salveranno i Balcani.
In un’incantata isola al largo di Dubrovnik e che s’intuisce essere Mlijet, è andata in vacanza la protagonista, l’appassionata avvocato Laura, con la quale Maristella Lippolis restituisce ai lettori un altro dei ritratti femminili nel cui tratteggio è maestra; sospendendone l’immagine tra rapimento per la straordinaria bellezza dell’isola e ciò che all’opposto le raccontano - prima con gli occhi, poi con le voci – le donne del luogo, e una di loro, in particolare, Vera. Sono profetesse, queste donne, per esperienza che viene da una secolare consuetudine col dolore e con la violenza. E anche se non parlano la stessa lingua, Laura e Vera dialogheranno con l’anima. In mezzo alla paura, avrà poi modo di nascere una tenera storia d’amore col figlio di Vera, Goran, che a Laura darà la illusione che l’amore abiti ancora l’isola incantata e con esso sia possibile esorcizzare il male in arrivo. Il racconto, il cui sviluppo si lascerà ai lettori di scoprire, è scandito da brani di taccuino che Laura scrive, e che non ne alterano, bensì arricchiscono la scorrevolezza.
“Non ci salveranno i melograni” sarà presentato oggi alle 18, nella libreria Feltrinelli (via Milano angolo via Trento) a Pescara; dialogherà con l'Autrice la giornalista Marina Moretti.
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