Ungaretti e D’Annunzio «Il Vate maestro di noi tutti»

8 Febbraio 2018

L’influenza dello scrittore pescarese sul poeta di “Vita d’un uomo”

Ricorre oggi il 130° anniversario della nascita di Giuseppe Ungaretti. Con questo articolo dello scrittore abruzzese Dante Marianacci ricordiamo la figura del poeta scomparso nel 1970, attraverso i suoi rapporti con Gabriele D’Annunzio.
di DANTE MARIANACCI
Quando arrivai al Cairo, l'ultimo giorno di ottobre del 2011, per dirigere il locale Istituto Italiano di Cultura e per coordinare l'attività in alcuni Paesi del Nordafrica, la Primavera araba era già in atto, e aveva mietuto molte vittime, in Egitto come altrove, specialmente tra i giovani, che, dopo il grande entusiasmo iniziale, erano stati presi dallo sconforto e dalla disillusione, anche se il fuoco continuava ad ardere sotto la cenere. Si respirava un'aria di continua attesa. Che fare? Nulla sembrava al sicuro e difficile era anche muoversi per la città. Compresi comunque subito che i giovani dovevano essere i principali protagonisti delle nostre attività e ci inventammo, insieme ai miei collaboratori, alcuni progetti, italiani ed europei, soprattutto dedicati alla poesia: “La poesia ci salverà”, “Raccontami una poesia” e “La parola ai giovani. Creatività e poesia nell’Egitto di oggi”, consapevoli che la parola poetica poteva rappresentare, come nella millenaria storia del mondo arabo, uno strumento formidabile per esprimere e comunicare emozioni e idee, antiche e nuove insieme. Organizzammo festival, letture pubbliche, perfino una serata di beneficenza al Teatro dell’Opera per raccogliere fondi a favore dei bambini di un grande ospedale pediatrico oncologico del Cairo. Il fiore all’occhiello dell’Istituto era sicuramente la biblioteca e ad essa dedicammo le prime attenzioni, rinnovandola, potenziandola e aggiornandola con le pubblicazioni più recenti, e con importanti donazioni dall’Italia.
Pensammo subito che quella biblioteca dovesse avere un nome e la scelta non poteva che cadere su Giuseppe Ungaretti (nato ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888), che in una lettera a Giovanni Papini si era definito “poeta egiziano” e che aveva trascorso in Egitto i primi 24 anni della sua vita. Alla cerimonia di inaugurazione invitammo, tra gli altri, il traduttore di Ungaretti, Adel El Siwi (che nel 2007 era venuto a Pescara a ricevere il Premio Flaiano proprio per le sue traduzioni ungarettiane), e Alessandro Quasimodo, noto attore e regista, figlio del poeta premio Nobel, che tenne il recital “Quasimodo legge Ungaretti”.
A Ungaretti, naturalmente, riservammo molte attenzioni. Ci occupammo anche dei suoi rapporti con D’Annunzio, con Pescara e con l’Abruzzo. Certo Ungaretti era troppo piccolo quando nel dicembre del ’98 ad Alessandria giunse il Vate, allora ancora innamorato di Eleonora Duse, per ricongiungersi alla diva, già in città da qualche giorno, e insieme proseguirono per il Cairo e poi per la Grecia, come il poeta di Pescara racconterà nel suo Taccuino egiziano. Ma già nel 1911 Ungaretti scrisse una entusiastica recensione sul Messaggero egiziano, in occasione della rappresentazione a Parigi, nel maggio di quello stesso anno, del Martyre di Saint- Sébastien di D’Annunzio, che aveva come protagonista Ida Rubinstein e le cui musiche erano state affidate al grande Debussy. Fu proprio nella biblioteca Giuseppe Ungaretti che tenemmo la prima parte di una tre giorni dannunziana in occasione del 150° anniversario della nascita del poeta pescarese, che culminò con una mostra sul Vittoriale, inaugurata da Vittorio Sgarbi, un convegno, il primo in Africa dedicato al Vate, “D’Annunzio nel mondo arabo” e presentammo la prima traduzione de “La pioggia nel pineto” e il progetto di traduzione delle “Novelle della Pescara”, curata da Naglaa Waly e Houssein Mahmoud (la cui pubblicazione è prevista durante quest’anno dell’80esimo dalla morte).
Su D’Annunzio, che in una lettera indirizzata nel 1923 a Soffici definirà come “il maestro di noi tutti”, Ungaretti ritornerà più volte, soprattutto con una dotta e approfondita conferenza tenuta all’Università di San Paolo, dove allora viveva e insegnava, per il trigesimo della morte del Vate, ripercorrendo le tappe più significative della nostra letteratura, perché :”commemorando Gabriele d’Annunzio, sono sette secoli di sforzi della passione italiana che si commemorano”. Per concludere che D’Annunzio “sapeva bene che dalle parole nasce la vita” ed “è morto cercando parole immortali. In verità la poesia era il suo eroismo maggiore. E’ morto da eroe della sua più difficile guerra.”
Un altro riferimento ungarettiano a D’Annunzio figura tra le relazioni di un convegno che si tenne a Pescara nel febbraio del 1958, quando era sindaco Antonio Mancini, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria a Ildebrando Pizzetti, che aveva musicato “La Fedra” di D’Annunzio ma anche, nel ‘32, un testo poetico ungarettiano, “La Pietà”. Forse non tutti sanno, infine, che quando Ungaretti viveva ad Alessandria d’Egitto, ancora poco più che ventenne, incominciò a frequentare la famosa Baracca Rossa, un ritrovo internazionale di anarchici, messo a disposizione da Enrico Pea (l’indimenticato autore di Moscardino) e che fu proprio Ungaretti a spingere Pea alla scrittura e a patrocinare nel 1910 la pubblicazione del suo primo libro, “Fole”, una raccolta di poesie e brevi brani narrativi, presso le allora molto note Industrie Grafiche di Pescara. Ai rapporti di Ungaretti con D’Annunzio verrà dedicato uno dei prossimi Lunedì letterari del Centro Nazionale di Studi Dannunziani al Mediamuseum.
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