“Uomini e zafferano” l’oro rosso d’Abruzzo tra immagini e storia

PESCARA . “Uomini e zafferano” è il nuovo gioiello editoriale di Luciano D’Angelo, mago della fotografia naturalistica e antropologica. Sessanta foto in dialogo serrato, essenziale e fuori degli...
PESCARA . “Uomini e zafferano” è il nuovo gioiello editoriale di Luciano D’Angelo, mago della fotografia naturalistica e antropologica. Sessanta foto in dialogo serrato, essenziale e fuori degli schemi tra il viola “fotogenico” del fiore campanulato (crocus sativus), e i volti, le mani, i sentimenti degli uomini interpreti di quella grande bellezza che rende unica la Piana di Navelli, il purissimo zafferano dell’Aquila, l’oro rosso d’Abruzzo.
Centocinquattaquattro pagine con dentro foto di grande formato su carta patinata, per raccontare il miracolo della fioritura nelle brume di ottobre, il viola delicato dei petali sacrificati da mani esperte a coglierne il purpureo segreto. Pazienza, esperienza, gli stigmi ad asciugare nel setaccio di tela sulla brace lenta di legno di mandorlo, il raccolto della giornata da asciugare entro sera, il lavoro della comunità, per lo più delle donne, fino all’ultimo dei fiori. Duecento fiori per un grammo di polvere d’oro, rosso. Lavoro manuale, sapiente, duro e prezioso, la ricchezza antica dell’altopiano aquilano, l’identità di un saper fare tramandato nei secoli, il valore assoluto di una spezia che solo in quanto abruzzese – dell’Aquila – può dirsi unica al mondo. Alla purezza del «tutt’uno di uomini e territorio», Luciano D’Angelo ha ceduto ancora una volta consegnandone una nuova vibrante narrazione visiva per ritratti e paesaggi umani. Il libro “Uomini e Zafferano” (LD editore) è realizzato con il coinvolgimento economico e organizzativo di privati, aziende, istituzioni, non ultimo il Consorzio di tutela dello zafferano dop dell’Aquila, con il coordinamento editoriale di Franco D’Amico. Il volume si vale della collaborazione ai testi (in italiano e inglese) di Carlo Petrini, sociologo e fondatore di Slow Food, e di Ernesto Di Renzo, docente di Antropologia dell’alimentazione all’università Tor Vergata di Roma. In copertina (tela cartonata) e all’interno del libro due disegni del pittore e fumettista abruzzese Tanino Liberatore, a celebrare una volta di più la forza d’incanto del delicato e prezioso fiore dello zafferano. Nel libro, oltre a cinque produttori del territorio, cinque chef stellati abruzzesi rivelano la propria personale esperienza dello zafferano in cucina: Niko Romito, Nicola Fossaceca, Marcello Spadone, Peppino Tinari, Willian Zonfa. Di «indispensabile superfluità» parla Di Renzo nel suo saggio che decifra significati simbolici e culturali rivestiti dall’impiego dello zafferano in quanto droga. «Questa spezia, al pari della vaniglia, del cacao e di altre sostanze aromatiche dal gusto ricercato», scrive l’antropologo, «ci introduce nel dominio della cosiddetta necessarietà dell’inessenziale in quanto il suo utilizzo, sebbene sia da ritenersi nutrizionalmente non primario, esprime l’insopprimibile tensione dell’uomo verso la ricerca del piacere e dell’esperienza olistica della sensorialità». «Come un basso continuo», sottolinea lo studioso, «puro edonismo, sorprendenza del gusto, emozioni complesse, immaterialità hanno conservato integro nel tempo il valore di questa merce rara: cultura in polvere, da difendere da ogni tentativo di globalizzazione». In anteprima a Pescara, il libro sarà presentato in gennaio all’Aquila.

