Vecchioni: l’Occidente è messo male senza simboli e miti

Il cantautore oggi a Pescara per presentare il suo libro “Il mercante di luce”: fra padri e figli il rapporto è complesso
di Vito de Luca
Un incontro, quello di oggi nell’auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d'Abruzzo (l'appuntamento è alle 17 e 30), in cui il cantautore, scrittore e docente universitario Roberto Vecchioni interverrà per discutere del suo ultimo lavoro letterario (il sesto), Il mercante di luce (edito da Einaudi), ma anche per ricordare il suo grande amico, l'ex rettore dell'università di Teramo, nonché storico delle dottrine politiche, Luciano Russi, di cui il prossimo 21 giugno ricorrerà il sesto anniversario della morte. Una manifestazione, quella di oggi pomeriggio, organizzata dalla Fondazione Luciano Russi, presieduta dalla moglie di Russi, Ornella Iavicoli, moderata da Marco Presutti (insegnante di liceo ed esperto della cultura greca), alla quale prenderanno parte il critico letterario Renato Minore, Roberto Nicolai, professore ordinario di Scienze dell'antichità all'università La Sapienza di Roma, e Rosario Galli, con delle letture. E’ un libro intriso di richiami alla cultura greca, quello del professor Vecchioni - che da sei anni insegna all'università di Pavia, nel dipartimento di Scienze della formazione, Scrittura creativa - nel quale un padre tenta di lasciare un'eredità spirituale al figlio, recuperando la cultura greca, uno dei cavalli di battaglia di Vecchioni. Del libro (e di altro) Vecchioni parla in questa intervista al Centro.
Professor Vecchioni, uno dei due protagonisti del romanzo, il figlio diciassettenne, è affetto da progeria, una malattia che fa invecchiare precocemente chi ne è afflitto. Che senso ha, nel Mercante di luce, il concetto di tempo?
Il tempo nel libro ha un ruolo fondamentale, poiché esso si snoda su due durate: una è quella del padre, che è lunga, e l'altra è quella del figlio, breve. E siccome il lascito del padre al figlio, lo straordinario amore che gli vuole lasciare, ha una lunga durata, per questo, allo stesso tempo, lo costringe a dei tempi più brevi, in quanto il figlio non ne ha, vista la malattia.
Anche Hölderlin, in una sua poesia, Andenken (Rammemorare), prende in prestito il concetto di luce, rifacendosi alla filosofia greca. Ma per il poeta tedesco la luce è anche "luce oscura", che nasconde. Per lei vi è questa doppia valenza?
No, non sono con Hölderlin. Nella luce come la intendo io non vi è una funzione negativa. La questione che invece io pongo nel romanzo è quella che si chiede da dove arrivi la luce: dal padre o dal figlio? Se da una parte, infatti, il padre vuole trasmettergli delle emozioni, il figlio al padre trasmette l'amore per la vita, che il padre non ha.
Perché, il padre che tipo è?
Il padre è un professore sfortunato nella sua carriera scolastica e poi è stato abbandonato dalla moglie. È arrabbiato con la vita.
Ed è per questo che è un "mercante di luce". Uno che "vende" la luce?
Beh, il mercante deve avere qualcosa in cambio. Ed egli vuole le lacrime delle persone che lo ascoltano, lacrime di emozione. Quando narra non vuole indifferenza e in cambio desidera gratificazione. C'è infatti un grande scambio tra padre e figlio.
E sei lei, professor Vecchioni, riporta in auge la cultura greca, l'Occidente sembra invece sbarazzarsene.
E io vedo male l'Occidente. Anche Jung ci ha avvertiti: non si può fare a meno di simboli e miti.
Per tornare a Russi, che ricordi ha dello studioso?
Russi era una persona straordinaria. Ci siamo frequentati molto a Teramo, quando ho insegnato lì per due anni, nel 2004 e nel 2005. Anche se Russi l'avevo conosciuto prima, nel 2000, quando mi chiamò per partecipare ad una consegna delle lauree. Poi ci siamo frequentati anche a Roma, quando passò alla Sapienza.
Un episodio in particolare?
Spesso mangiavamo insieme, a Teramo, e parlavamo di cultura. E una volta mi disse che gli piaceva molto la mia canzone "Il lanciatore di coltelli", un testo in cui si parla del rapporto tra le diverse generazioni. Gli piaceva tanto, che la inserì in un disco di sue canzoni, intitolato "Principessa", dedicato a sua moglie. Perché così la chiamava, principessa.
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