Verità contro caos su Piazza Fontana strage impunita

27 Settembre 2019

Benedetta Tobagi presenta oggi a Pescara  il suo saggio sul “Processo impossibile”

PESCARA. La scrittura avvincente fa quasi un romanzo di “Piazza Fontana. Il processo impossibile” pubblicato per Einaudi da Benedetta Tobagi, giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica che in questo suo nuovo libro torna con il cristallino rigore dello storico su una vicenda che del romanzesco ha, se non altro per gli intrecci che la percorrono sin da subito e poi per mezzo secolo.
Sono passati 50 anni dalla strage provocata dalla bomba nella Banca dell’Agricoltura a Piazza Fontana a Milano, era il 12 dicembre del 1969. Il bilancio: 17 le vittime, una novantina i feriti. Il primo grande attentato della storia repubblicana. Poi 35 anni di processi. Tutti assolti. Il saggio arriva nel cinquantenario di quella deflagrazione che spaccò l’Italia, Benedetta Tobagi ci lavorava da anni. Già autrice per Einaudi di “Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre, “Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita”, studiava le carte del primo “processo politico” dell’Italia postbellica per il suo dottorato in Storia all’Università di Bristol.
Oggi alle 18 Benedetta Tobagi presenta “Piazza Fontana. Il processo impossibile” alla Feltrinelli di Pescara. Ne parlerà con lei Marco Alessandrini, e non poteva essere altrimenti. L’ex sindaco di Pescara e la scrittrice sono legati da una amicizia che nasce dalla comprensione reciproca più intima del dolore lacerante di una identica perdita in identiche circostanze, quanto mai ingiusta. Walter Tobagi, padre di Benedetta, giornalista, scrittore e accademico, tracciò sul Corriere della sera un ritratto del giudice Emilio Alessandrini (Penne, 30 agosto 1942 – Milano, 29 gennaio 1979) all’indomani del suo assassinio da parte di un commando di Prima Linea che il figlio Marco cita a memoria ancora oggi con la voce incrinata: «Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che ci lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare; era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli...», scriveva dunque Walter Tobagi pochi mesi prima di esser a sua volta ucciso, a 33 anni, in un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo, il 28 maggio 1980 a Milano. Marco aveva 10 anni, Benedetta 3. E in questo nuovo saggio l’autrice torna con forza sulla figura di magistrato di Emilio Alessandrini, che il primo processo di Piazza Fontana di cui si occupa il libro istruì e che tanto gli costò e del quale emerge tutta la determinazione, il coraggio, l’arguzia investigativa e deduttiva, l’onestà intellettuale, la ricerca ostinata e libera delle responsabilità, della verità.
Dottoressa Tobagi nella prefazione lei scrive parole di sapore scespiriano a proposito dei motivi che l’hanno spinta a questa lunga ricerca e alla pubblicazione: “Per analizzare la sostanza di cui è fatta l’impunità”. Può spiegarci meglio?
Il libro è frutto di un lavoro di ricerca di anni e la mia idea è stata quella di occuparmi non semplicemente delle stragi, ma del più paradigmatico dei processi per stragi, per annotare le cause, le ragioni dell’impunità e i meccanismi da cui si è generata. Nel prologo lo dico: per la madre di tutti processi 2 terroristi sono storicamente responsabili e non processabili, verdetto paradossale. Io accompagno il lettore in questo labirinto per spiegare come si arriva a un esito simile e quanto solida è l’attribuzione di Piazza Fontana all’eversione nera con copertura di parti degli apparati dello Stato. Questo perché non solo per Piazza Fontana, ma in generale per grandi stragi questi processi lunghi hanno avuto un impatto sociale forte, generando sconcerto, scetticismo, hanno scosso fino al logoramento e ad allontanare la presa di coscienza di quanto accaduto. Il primo processo arriva in giudizio al culmine del terrorismo rosso e l’attenzione è da un’altra parte. Un modo molto efficace per depotenziare elementi di conoscenza gravi e destabilizzare da un punto di vista politico.
Lei scrive: divenne semplicemente la “strage di stato”, dal titolo della contro inchiesta-best seller pubblicata nel ’70, e aggiunge che lo Stato sono anche quei magistrati e investigatori che hanno ostinatamente e con acume rincorso il fiume carsico dei collegamenti, dei depistaggi.
Il motivo per cui fu “pubblicizzato” come Strage di Stato va storicizzato per capire il clima dell’epoca, ma è una visione semplicistica. che fa dello Stato un monolite, cosa che non era.
E parla del giudice Alessandrini, primo, tra i molti di cui scrive, a non appartenere certo allo “stato stragista”
Ne parlo molto, il libro si chiude sulla figura di questo magistrato anche perché nel volantino di rivendicazione del suo assassinio, Prima linea ritiene di colpire lui per le sue indagini “inutili” e qui c’è tutta l’aberrazione del terrorismo di sinistra: senza quei magistrati non sapremmo nulla, invece il terrorismo ha cercato di giustificare se stesso attraverso gli abusi sulle vicende stragiste.
Corsi universitari e studiosi a parte, quali immagina che siano i lettori di questo suo libro?
Mettiamola così: un pubblico diversificato. Ho fatto una scelta forte, i miei altri libri sono più narrativi, io metto sempre massima cura perché il racconto sia avvincente, questo senza andare a discapito della documentazione, che è importante, spesso illuminante. Penso certo a lettori giovani, ma anche a chi ha vissuto quei fatti e sente necessità di mettere ordine nel caos e sconcerto di quel periodo. Ci sono ancora molte confusioni e mistificazioni quando si parla di stragismo in Italia, io volevo offrire uno strumento che si oppone al caso, cercando massima chiarezza .
È stato davvero un processo politico ?
Viviamo in un Paese in cui la tensione tra giustizia e politica è costante. Mi sembrava interessante sviluppare una riflessione che diventasse più ampia, quindi aiutare a distinguere, capire come fuori da polemiche e dallo scontro politico si possa parlare di processi politici, come la politica possa influenzare i processi e viceversa, come i processi possono avere un enorme impatto sulla società e la politica.
Nelle presentazioni del libro in giro per l’Italia quali sono le domande più frequenti che le vengono poste dal pubblico?
Il tema che interessa maggiormente è il ruolo dello Stato e le dinamiche dei depistaggi. Credo perché Piazza Fontana in questo senso fa da manuale. E incuriosisce il tema della zona grigia: quale è stato il livello politico di responsabilità sopra i servizi segreti. Tema ancora oggetto di discussione tra storici.
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