Veronesi: «Abbaiare all’indifferenza si deve»

10 Gennaio 2019

Il premio Strega 2006 presenta all’Aquila il suo pamphlet Cani d’estate in dialogo con il collega Albinati, vincitore nel 2016

L’AQUILA. L’11 giugno 2018 il ministro dell’Interno Matteo Salvini decide di negare lo sbarco alla Aquarius, nave con a bordo 629 naufraghi (attraccherà dopo giorni di stallo in mare a Valencia). Ad agosto l’episodio si ripete con la Diciotti. Lo scrittore Sandro Veronesi, premio Strega nel 2006 con “Caos Calmo”, rimane a tal punto turbato da queste due vicende che inizia a scrivere in privato a amici e colleghi sulla necessità di fare qualcosa.
Lancia appelli pubblici a Roberto Saviano, dà vita a un collettivo, Corpi, composto anche da altri esponenti del mondo della cultura, con cui propone di salire sulle navi delle Ong per documentare quello che sta avvenendo al largo della Sicilia. Veronesi si riscopre, a 60 anni, attivista e decide di raccontare la sua esperienza in un instant book, “Cani d’estate” (La nave di Teseo), scritto per «abbaiare» contro il razzismo e scuotere l’indifferenza. Il libro verrà presentato oggi all’Aquila (ore 17, libreria Colacchi) e a dialogare con l'autore ci sarà Edoardo Albinati, anch’egli vincitore dello Strega (nel 2016 con “La scuola cattolica”). Albinati ha appena pubblicato un pamphlet, “Cronistoria di un pensiero infame” (Baldini e Castoldi), molto simile, per contenuti, a quello di Veronesi.
Veronesi, sono passati diversi mesi dalle vicende Aquarius e Diciotti, ma i casi Sea Watch e Sea Eye dimostrano che non è cambiato molto. Sembra che il vostro “abbaiare” non sia servito.
Non credo che non sia servito. Ha contribuito a generare un idem sentire che, a parte Salvini e i suoi fan più esaltati, fa giudicare a tutti gli altri come intollerabile la situazione che si è creata in queste settimane. L’estate scorsa questo non era avvenuto.
Ci sono stati partiti o politici che vi hanno appoggiato e si sono interessati alla vostra iniziativa?
In quanto partito politico, nessuno – anche perché saremmo stati noi a respingerlo, nel caso che uno si fosse fatto avanti per mettere il cappello sopra la nostra iniziativa. Vero è che in questi mesi ci siamo trovati a lottare fianco a fianco con alcuni deputati, che si erano impegnati a titolo personale: Nicola Fratojanni, Erasmo Palazzotto, Riccardo Magi in forma proprio diretta, e Pier Francesco Majorino, Pippo Civati, Elly Schlein e altri in forma meno frontale ma costante e ugualmente apprezzata.
Lei scrive che l’odio contro i migranti viaggia soprattutto sui social, strumento che il “fronte sovranista” ha dimostrato di saper usare molto bene, specie per veicolare fake news. Cosa si può fare per arginare questa deriva?
Credo che i social, così come sono gestiti ora, siano lo strumento principale con cui il mondo occidentale si è contaminato di tutte le stronzate che stanno alla base del successo delle destre estreme. Cosa si può fare? Piantarla col mito morto e sepolto della totale “libertà” del web, e introdurre regole anche lì, come ce ne sono nella società reale. Prima tra tutte, l’obbligo di legare l’account utilizzato alla propria identità – facendo fuori in un colpo solo quell’esercito di "bot" (software che automatizzano degli account che posso fare delle azioni pilotate, ndc) che è il principale veicolo di diffusione delle fake news e dell’odio politico.
Cosa pensa della “ribellione” di alcuni sindaci al decreto sicurezza? È giusto, secondo lei, dar vita a pratiche di disobbedienza civile?
Non si tratta di non applicare una legge: si tratta semmai di sospendere l’applicazione dei suoi articoli più controversi in attesa del pronunciamento della Consulta circa la loro costituzionalità. E questo mi pare sensato, perché venire informato dopo due anni del fatto che una legge che ti ha vessato non era costituzionale mi sembra ridicolo.
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