Verso il Monte Greco la vetta invisibile

La cima più alta del Parco nazionale d’Abruzzo
Il Monte Greco con i suoi 2283m è la più alta elevazione del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Eppure non lo si vede, non svetta. È un monte che si nasconde, timido, tra i monti di Roccaraso e Rocca Chiarano tra i quali si distendono vallate immense: Valle di Chiarano (con il laghetto Pantaniello), il piano Polverino e tutti i loro stazzi.
Così per vederlo dovete salire: lo si vede bene dal Monte Genzana, dal Monte Amaro, dal Monte Rotella, dal Velino. E viene il desiderio di raggiungerlo. Da ovunque si decida la strada è lunga. La più vertiginosa è la direttissima da Barrea (sentiero J5) che si prende al Ponte del Diavolo (Barrea), attraverso il Vallone Rosso e la Val Pistacchia. Il sentiero è inizialmente dolce e molto ben segnato: si percorre un pianoro punteggiato di qualche cespuglio e si entra in un boschetto che si attraversa salendo ripidamente e facendo attenzione ai segni di vernice bianco-rossi, su alberi e sassi, che indicano il sentiero da seguire. Il panorama sul lago di Barrea è bellissimo: man mano che ci si alza il lago si allontana ma è sempre sotto i piedi, sembra quasi di salire in verticale. Usciti dal boschetto il sentiero non è molto evidente e occorre essere molto attenti agli omini di pietra che indicano la salita verso est , attraversano prati d’altura enormi e un piccolo brecciaio sempre ripido. Voltandosi si osservano il Monte Petroso, Sterpi d'Alto, il Monte Amaro di Opi, Civitella Alfedena e il Monte Marsicano. Intanto comincia a sentirsi l’odore pungente di selvatico: in questa zona è molto facile incontrare branchi di centinaia di cervi che sembrano amici degli escursionisti e, nella stagione autunnale, si sente cupo il loro bramito, quello degli amori. La salita non dà tregua ma neanche il panorama che ora si estende su Opi e verso Pescasseroli, mentre il monte Petroso ci guarda con occhi vigili e attenti, quasi un monito a stare in silenzio per non disturbare la natura incontaminata. Arrivati a quota 2000 m circa ci si trova in una valle stretta, si passa accanto allo stazzo di Valle Pistacchia e sulla destra si innalza la cresta che dobbiamo raggiungere. Si può salire, raggiungere la cima del Monte Chiarano (2134m) e proseguire in cresta per la meta, oppure seguire ancora rari omini di pietra che conducono, in diagonale alla vetta del Monte Greco che ancora si nasconde. Sul percorso ancora i cervi, più di rado camosci, che corrono sulle creste di Rocca Chiarano alla nostra sinistra o che scendono in direzione Barrea alle nostre spalle. Un ultimo sforzo e finalmente si avvista la vetta (2283m) alla quale si arriva in circa 3.30 ore dalla partenza.
Sediamoci in vetta ora e respiriamo l’odore selvatico del Parco, ammiriamo ai nostri lati le serre di Rocca Chiarano, il Monte Pratello, la serra delle Gravare ai nostri piedi e poi l’immenso altopiano pieno di dossi e stazzi. A fare da guardia a questo spettacolo la Majella con il Monte Amaro verso est a settentrione il Gran Sasso, ad occidente il Velino-Sirente. In alto il cielo azzurro d’Abruzzo.
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