«Vi racconto l’Italia divorata dai Pescecani»

17 Marzo 2015

Il nuovo pamphlet del giornalista Mario Giordano «Il Paese crolla quando i furbi diventano troppi»

di Giuliano Di Tanna

«A me fa rabbia quando leggo sul «New York Times» (11 dicembre 2014) che non c’è angolo dell’Italia che non sia corrotto. Intanto perché non mi piace che me lo dica il New York Times e poi perché penso che non sia (ancora) così. Penso che l’Italia sia (ancora) un Paese straordinario. Penso che l’Italia sia un Paese pieno di persone perbene, di gente onesta e capace, di giovani coraggiosi e anziani meravigliosi, di storie intrise di genio, generosità e bravura».

Sarà anche per questo che a Mario Giordano è venuta voglia di scrivere un saggio che si intitola “Pescecani-Quelli che si riempiono le tasche alle spalle del paese che affonda” (Mondadori, 228 pagine, 18 euro) da pochi giorni in libreria. Piemontese di Alessandria, 48 anni, Giordano è attualmente direttore del telegiornale di Rete 4, dopo essere stato al comando del Giornale. “Pescecani” è l’ultimo di una serie di libri-pamphlet sul Bel Paese. «La disonestà sta diventando incurabile», scrive in “Pescecani”. «E sarebbe un errore pensare che «è tutta colpa dei politici». I politici hanno commesso un errore fatale e imperdonabile quando hanno scelto per avidità ed egoismo l’autodistruzione. E proprio per questo sono finiti in balia dei pescecani». Molte delle storie, raccontate nel libro, spiega, «vi faranno arrabbiare. Molte vi faranno anche sorridere (lo spero). E molte vi sembreranno così assurde da non essere vere. Invece è tutto documentato, vi assicuro, fino all’ultima virgola. Mi verrebbe voglia di dire: purtroppo». Di “Pescecani” Giordano parla in questa intervista al Centro.

Da dove nasce l'idea di questo libro?

Da 20 anni denuncio gli sprechi della politica. Che la politica faccia piuttosto schifo ormai è noto. Ho pensato che bisognasse iniziare una nuova battaglia contro quelli che in questi ultimi anni (soprattutto in questi ultimi anni di crisi) hanno approfittato della debolezza della politica per arricchirsi alle spalle degli italiani. E per depredare il nostro meraviglioso Paese. Penso a evasori, banchieri, furbetti di ogni tipo.

Chi sono i pescecani?

Questi appunto. Cioè quelli che si stanno mangiando l'Italia. C'era uno scrittore, Prezzolini, che divideva il Paese in due: i fessi e i furbi. I fessi sono quelli che pagano regolarmente le tasse, se prendono l'autobus timbrano il biglietto, etc etc. I furbi sono gli altri, che vivono alle spalle dei fessi. Ecco: se però i furbi diventano troppi, i fessi non ce la fanno più a reggere il Paese. E quindi il Paese crolla.

C'è differenza fra pescecani piccoli e grandi pescecani?

In parte sì, in parte no. Sì perché è diverso il grande banchiere che ruba milioni dal duca della patacca, piccolo profittatore di provincia. Ma anche no perché, alla fine, è la quantità di pescecani che ci circondano che mi preoccupa. Piccoli o grandi che siano: sono troppi. E così alla fine anche i fessi, dopo un po', cominciano a chiedersi: ma se tutti fanno i furbi, se tutti fanno i pescecani, perché io no?

I pescecani sono un fenomeno solo italiano?

Ovviamente no. Però nel nostro Paese, che resta meraviglioso, stiamo raggiungendo il livello d'allarme. Basta vedere gli scandali di Expo o Roma Capitale. Ma il problema è che il cancro dei pescecani si sta diffondendo anche nella nostra meravigliosa provincia, un tempo caposaldo dell'Italia. E che invece, ora, si sta sgretolando.

Cosa si può fare contro il proliferare dei pescecani?

Riconoscerli, innanzitutto. E poi partire con una rivoluzione dell'onestà. Bisogna ricominciare a insegnare i valori, a metterli al primo posto, a dire che essere furbi non conviene.

C'è una storia, di quelle che racconta nel suo libro; più esemplare in negativo delle altre ?

Quella di Luigi Compiano, con cui apro il libro è impressionante. Ha sottratto 40 milioni alle banche, mandato in strada 700 persone, per costruirsi una collezione pazzesca: 493 auto di lusso, 70 fra barche e yacht, 163 moto, 155 biciclette, e poi affettatrici, filmini porno, di tutto. Aveva riempito una decina di capannoni: collezionismo compulsivo, dicono. Più in piccolo mi fa molto ridere anche la storia del barbiere della guardia di Finanza di Bari: andava in caserma a tagliare i capelli ai finanzieri e poi evadeva. Con una mano faceva la frangia, con l'altra faceva la cresta.

Come nasce un pescecane?

Non lo so. Ma se leggete il libro imparerete a riconoscerlo subito.

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