Vincent Massari, un abruzzese in America

Giornalista antifascista, pubblicò “Fontamara” prima che in Italia. Una storia di emigrazione scritta da Alessio De Stefano
PESCARA. Una storia abruzzese che aspettava di essere riscoperta. La vicenda di un emigrante, Vincent Massari, partito da una terra difficile per approdare nel Paese delle possibilità, gli Stati Uniti, dove è riuscito ad emergere e fare del bene anche a chi lo aveva accolto. Ma senza dimenticare mai il suo piccolo paese d’origine, Luco dei Marsi, dove era nato il 29 novembre 1898. Fu benefattore, sindacalista, politico, giornalista ed editore di un giornale, L’Unione, con cui manteneva vivo il rapporto con l’Italia; fu un convinto antifascista e fu, soprattutto, il primo a pubblicare in America il romanzo Fontamara di Ignazio Silone. Un'importante storia di emigrazione abruzzese che ora trova la luce nel libro dello scrittore avezzanese Alessio De Stefano, Cronache di un’abruzzese d’America (Radici edizioni). Il libro è anche il racconto di un sogno, tanto ambizioso quanto è tenace il marsicano Massaro nel realizzarlo, cioè trasformare il piccolo college biennale di Pueblo, la seconda città più grande del Colorado, in un’università con corso quadriennale. Un sogno realizzato nel 1975, a coronamento di una lunga carriera politica costruita, come sottolinea l'autore, tutta «dal basso».
Vincenzo parte per gli Stati Uniti sulla nave Taormina il 6 gennaio 1915, giorno dell’Epifania, a soli 17 anni. Appena una settimana dopo, la sua Marsica viene devastata dal terremoto: un destino segnato a cui è riuscito a sfuggire. Alessio De Stefano, facendosi scortare dai documenti d'archivio che Massari ha lasciato in eredità alla “sua” università, mette in evidenza la parabola in ascesa di una vita che prima di decollare lo mette di fronte all'intolleranza a sfondo xenofobo di cui, da italiano, era vittima. Un razzismo strisciante che Vincenzo riesce a scalfire, affermandosi nell'agone politico statunitense.
L'attivismo all'interno dei sindacati e sui giornali valgono a Vincenzo, diventato Vincent, Massari un largo consenso, inizialmente nell'ambiente dell'emigrazione italiana e in seguito nella comunità di riferimento. Nel mondo del giornalismo, la lunga carriera lo vede affiancare il giornalista Ettore Chiariglione, fondatore del più importante giornale di Pueblo in Colorado, L'Unione, fino a quando arriverà a rilevarne la proprietà nel 1925, per poi dirigerlo per oltre vent'anni.
Lo spirito della sua intensa attività è radicale e mutualistico: raccolte di fondi, intermediazione, riconoscimento delle istanze di rappresentanza politica e sociale degli immigrati e della comunità di Pueblo. È un giornalismo attivo, militante, quello di Vincent Massari, i cui momenti emblematici sono rappresentati da una raccolta fondi a favore delle famiglie colpite dall'alluvione di Pueblo del 1921 e una vasta campagna per la scarcerazione di due connazionali ingiustamente accusati di omicidio nel 1924.
In politica estera, l'Unione si connota per il netto antifascismo ispirato dal proprietario e direttore. Ma significativa è anche la capacità del giornale di riannodare i legami con la comunità abruzzese in Italia, mediante una seguita rubrica intitolata Cronaca dell'Abruzzo-Molise. Tra le pagine di L'Unione troverà spazio la prima apparizione a puntate del romanzo di Ignazio Silone, Fontamara: le pubblicazioni dureranno dal luglio del 1934 fino all'agosto del 1935, ben dieci anni prima che il libro potesse circolare liberamente in Italia. Ugualmente importante lo spazio riservato a un lungo epitaffio in memoria dell’anarchico Carlo Tresca, sindacalista e drammaturgo sulmonese, naturalizzato statunitense, leader del movimento operaio americano, assassinato con un colpo di pistola a New York nel 1943.
Dalla fine degli anni Trenta, Vincent Massari inizia a ricoprire ruoli di responsabilità nell'ambito dell'amministrazione americana. Collabora con il War Office Information per lanciare appelli agli italiani a sostegno gli Alleati dopo lo sbarco in Sicilia. Appoggia la campagna per l'elezione di Roosevelt alla presidenza e si mobilita per promuovere i War bonds, i titoli di guerra che servono a sostenere lo sforzo bellico. Se l'Unione cessa le pubblicazioni nel 1947, l'editore si afferma definitivamente venendo eletto per la prima volta tra i Democratici alla Camera dei rappresentanti del Colorado nel 1954. E in questa veste riesce a realizzare l’obiettivo più ambizioso della sua vita: la nascita dell’Università del Colorado con sede a Pueblo, la sua città, realizzato da Senatore nel 1975.