Visioni Sirentine la Storia si fa teatro a Castel di Ieri

31 Luglio 2015

CASTEL DI IERI. Il teatro e la scenografia archeologica e naturale del tempio Italico di Castel di Ieri: il connubio del festival Visioni Sirentine si conferma, anche quest’anno, attraverso il...

CASTEL DI IERI. Il teatro e la scenografia archeologica e naturale del tempio Italico di Castel di Ieri: il connubio del festival Visioni Sirentine si conferma, anche quest’anno, attraverso il progetto che vede insieme l’associazione culturale ClasseMista Teatro e l’amministrazione comunale. L’appuntamento è da oggi fino a lunedì. L’idea del festival teatrale nasce dalla volontà di far dialogare le forme della storia antica del territorio con quella dell’arte scenica contemporanea. Cinque spettacoli e tanti spunti di riflessione, dal mito alla storia, non ultima quella del terremoto della Marsica del 1915.

Si inizierà stasera, alle 21, con lo spettacolo “L’uomo che piantava gli alberi”, una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta "come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione", a cura di Candida D’Abate e Sara Di Sciullo.

Domani (ore 21), sarà la volta di “Shìr hasshirìm. Il racconto del Cantico dei Cantici”: storia di un amore fedele, un racconto di una passione contrastata, il racconto della fuga di tutti coloro che, portando il profumo, stanno portando al mondo una storia d’amore. Il Cantico dei Cantici si fa simbolo della contemplazione di Dio, attraverso la realtà umana.

Domenica (ore 21), “A che ora arriva l'arca di Noè'?”, uno spettacolo che tocca le corde della pancia, muovendo al riso e al pensiero. I protagonisti sono tre pinguini clown. L’ambientazione è tra i ghiacci e le nevi del Polo, dove un bel giorno arriva una farfalla, che scompagina la quotidianità del bianco Polo. Una favola poetica sull’amore, una storia di amicizia per tutti.

Lunedì (ore 18) ci si sposterà nel centro storico del paese, con “Doralinda e le muse ovine”, rappresentazione scenica tratta da un racconto di Dario Oggiano, con Flavia Valoppi. Lo spettacolo racconta di tempi, luoghi, saperi che vanno scomparendo. Doralinda parte dalla sua Taranta per cercare le pecore magiche dal vello decorato di Campo Imperatore; cerca le pecore e cerca il decoro, il decoro che nessuno mai ha osato nemmeno pensare. Ambientata in un Abruzzo mitico e incontaminato, porta i segni dell'universalità e della contemporaneità. Parla agli spettatori con un linguaggio poetico e rarefatto, di un viaggio avventuroso e misterioso nella tradizione.

Nella stessa giornata, dalle 20, sarà allestito un banchetto eco-solidale- biomangereccio a cura di Annalisa Cantelmi, con prodotti locali, fatti in casa biologici e solidali. A seguire sarà proiettato il video “1915-2015: 100 anni dal terremoto della Marscia. Memoria comunità territorio futuro” di Eugenio Incarnati ed Andrea Mandruzzato. Alle 21, si chiuderà con “Don Raffaele", libero adattamento dalla scuola nazionale di drammaturgia diretta da Dacia Maraini: la storia dimenticata del parroco di Gioia, don Raffaele Starace, testimone delle tragedie e delle sofferenze della cittadinanza durante i giorni del terremoto del 1915.

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