Vittoria Colonna e Michelangelo storia di poesia e arte

16 Dicembre 2014

VASTO. Si potrà visitare fino a metà febbraio, a Palazzo D’Avalos, la mostra “La memoria e il volto, Vittoria Colonna e Michelangelo”. Curata da Claudio Crescentini e organizzata da Roma Centro...

VASTO. Si potrà visitare fino a metà febbraio, a Palazzo D’Avalos, la mostra “La memoria e il volto, Vittoria Colonna e Michelangelo”. Curata da Claudio Crescentini e organizzata da Roma Centro Mostre, chiude le celebrazioni per i 450 anni della morte dell’artista, tratteggiandone la figura attraverso l’amicizia con la Colonna, partendo da Vasto, luogo a cui la marchesa di Pescara era legata. In mostra ci sono 40 opere rare fra incisioni, grafiche e volumi a stampa provenienti da collezioni private.

Tra queste, una rarissima raccolta di Rime di Vittoria Colonna del 1542, un’incisione originale che ritrae Michelangelo mentre scolpisce – della serie settecentesca francese “Italie pittoresque”–, un suo ritratto su rame e velina (XVIII secolo) e una litografia originale con il mezzobusto incisa da Antonio Zenon a Napoli nel 1838. La mostra è divisa in “stanze” richiamando la struttura delle liriche di Vittoria e Michelangelo. «L’esposizione non è un percorso che si limita ad affrontare questioni relative alla letteratura e alla poesia, i punti forti del legame di questi due interessanti personaggi, ma spazia attraverso la teologia, la storiografia e la storia sociale del periodo», spiegano i curatori.

Vittoria Colonna era una poetessa e intellettuale appartenente alla potente e nobile famiglia romana dei Colonna, alleata con un’altra potente e nobile casata, i D’Avalos. Suo padre Fabrizio, che insignì il marchese del Vasto don Cesare Michelangelo dell’onorificenza cavalleresca del Toson d’oro, suggellò questa alleanza con un matrimonio. Vittoria, infatti, fu promessa in sposa a Ferdinando Francesco D’Avalos quando era ancora una bambina. Le nozze furono celebrate nel 1509 a Ischia, nel Castello Aragonese, e con i più importanti artisti e letterati del secolo c’era Michelangelo. Il genio del Rinascimento la stimava e con lei mantenne per anni una fitta corrispondenza epistolare, di cui non restano però che poche lettere. Ha inoltre le fattezze di Vittoria, la Maddalena del dipinto “Cristo, la Vergine e la Maddalena”: omaggio dell’artista alla memoria della sua amica e guida spirituale. «È una mostra complessa, improntata all’analisi del pensiero e della spiritualità dei protagonisti della vicenda, a partire dai D’Avalos, in particolare Ferdinando Francesco detto Ferrante, e Alfonsus Daualus Vastius, dei quali sono esposti dei rari ritratti incisi da Tobias Stimmer nel 1580», aggiungono i curatori. Promotori Regione, Provincia e Comune, il MiBact, la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici, le Soprintendenze Bsae di Abruzzo e Lazio, la Soprintendenza speciale per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il Polo museale di Roma, la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia e le università Sapienza di Roma, d’Annunzio di Chieti, di Pisa, la South Dakota state, College of Arts and sciences di Brookings county, Oakland university, Academic human resources di Rochester e Azienda speciale Pala Expo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA