Vittoria Puccini: «Indosso la toga nel mio Processo»

ROMA. Mantova. Sul greto del fiume viene ritrovato il corpo di una ragazza, Angelica Petroni (Margherita Caviezel). L’indagine viene affidata a Elena Guerra (Vittoria Puccini), che era intenzionata a...
ROMA. Mantova. Sul greto del fiume viene ritrovato il corpo di una ragazza, Angelica Petroni (Margherita Caviezel). L’indagine viene affidata a Elena Guerra (Vittoria Puccini), che era intenzionata a prendersi un anno sabbatico per salvare il matrimonio.
Inizia così “Il processo”, un legal thriller con protagonisti Vittoria Puccini e Francesco Scianna, due legali che si faranno la guerra in aula, in arrivo su Canale 5 in quattro prime serate da questa sera, prodotto da Lucky Red. Questa serie, fa notare Vittoria Puccini che da sempre si divide tra cinema e tv, «non vuole rappresentare la giustizia italiana. Non c’è un messaggio sociale. La legge mi ha sempre affascinato. Vengo da una famiglia, da parte di mio padre, di avvocati. Da bambina guardavo i processi in tv, mi interessavano molto. Mi sono iscritta a Giurisprudenza e non ho dato nemmeno un esame! Finalmente ho potuto indossare la toga». Ma confessa: «Mai nella mia carriera ho ho dovuto fare tanto esercizio di memoria». Nel cast anche Simone Colombari, Maurizio Lastrico (che interpreta il marito di Elena), Euridice Axen, con la partecipazione straordinaria di Tommaso Ragno e Roberto Herlitzka.
Puccini tiene a sottolineare che «è stato un privilegio avere in questa serie un padre come Roberto Herlitzka. Nessun attore è stato fuori posto. La verità verrà svelata solo nell’ultimo episodio. È interessante proprio questo, che andando avanti, come avviene nella realtà, ci si divide tra innocentisti e colpevolisti, ma si cambia anche idea in continuazione. È una storia che mi ha catturata: anche io volevo sapere chi è l’assassino. Elena è una donna caparbia, che inizierà a perdere il controllo man mano che la verità verrà a galla. La cosa affascinante è che è una storia raccontata dal punto di vista dei protagonisti, quello che lo spettatore vede è quello che loro vivono. Elena Guerra non è la classica pm vestita in tailleur», racconta ancora l’attrice, «è un pubblico ministero con un carattere un p’ fuori dagli schemi. Ho parlato con tanti magistrati: uno mi ha anche detto che le pm donna sono più brave. Ho parlato anche con una pm antimafia».
Ambientata a Mantova, questa seria che vira sul procedural racconta un coro di personaggi che gravitano intorno a un unico, drammatico evento: l'omicidio brutale di Angelica, una 17enne coinvolta in affari più grandi di lei. La pm Elena Guerra, che scopre di avere un legame con la vittima; Ruggero Barone (Francesco Scianna), avvocato rampante per il quale il processo rappresenta l'occasione della vita; Linda Monaco (Camilla Filippi), unica gelida imputata che si proclama innocente. Tutti camminano perennemente sul filo di un rasoio: quello di un processo il cui esito deciderà il nuovo corso della vita di ciascuno.
Tra Ruggero ed Elena comincia una guerra spietata. Una sfida a colpi di testimonianze, prove, passi falsi e indagini senza sosta. Ogni volta che uno dei due sembra prevalere, la situazione si ribalta. Fino a quando Ruggero arriva a scoprire un segreto di Elena e a usarlo contro di lei. Sulla donna si apre così un'indagine che ne potrebbe compromettere la carriera. Elena è in frantumi sotto ogni punto di vista, anche personale. La pm comincia a dubitare di tutti, persino di se stessa: è davvero sicura che Linda sia colpevole? O la sua è solo un’ossessione? Anche per Ruggero le cose non sono semplici. Ormai sempre più invischiato con la sua assistita, vorrebbe convincerla a rivelare al processo elementi che svierebbero i sospetti su Gabriele Monaco, ma Linda si rifiuta di coinvolgere suo padre. Nonostante sia fuori dal processo, Elena continua la sua indagine, sostenuta dal fido assistente Andreoli (Simone Colombari), fino a quando, inaspettatamente, scoprirà con Barone le verità sull'omicidio e forse proprio insieme riusciranno a dare ad Angelica la giustizia che merita.
«Anch'io ho visto dei documentari», racconta Scianna. «Mi sono confrontato con un avvocato penalista che mi ha dato molte delucidazioni. Questo personaggio non subisce il campo minato, ma usa la strategia dello show per confondere le carte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA