«Vittorito, il vino e i Pietrantonj legame secolare»

Paese e vigne raccontate da Nicola, che ha il nome dell’avo che fu primo enologo in Abruzzo nel 1889
di Paolo Guidi
VITTORITO
Un borgo nella Valle Peligna, all’incrocio tra i parchi della Majella, Morrone e Sirente, racconta con orgoglio una storia vitivinicola millenaria. Antichissima è l'origine di Vittorito e antichissima la fama di vignaioli dei suoi abitanti, come testimoniano Ovidio, Marziale e Plinio il Vecchio, ma anche i numerosi resti rinvenuti nei terreni circostanti.
Nei secoli mastri innestatori e bottai, mediatori di vino e contadini hanno popolato le strade del centro che ancora oggi parla di loro nelle finestre a bocca di lupo delle cantine, che servivano per facilitare lo scarico dell’uva, oppure nei ganci in pietra utilizzati per legare gli asini, principale mezzo di trasporto del raccolto. «Colori e ricordi indelebili nella mente di tutti noi», confessa Nicola Pietrantonj, uno dei signori abruzzesi del vino, che oggi conduce l'Antica casa vitivinicola Italo Pietrantonj assieme alle figlie Alice e Roberta e porta il nome di quell'avo che nel 1889, primo in Abruzzo, conseguì il titolo di enologo presso la Regia Scuola di Conegliano Veneto, sancendo la definitiva affermazione dell'azienda fondata da suo padre Alfonso prima del 1830.
Lei va molto fiero delle sue radici, come racconta Vittorito?
«Come un paese legato storicamente al vino. Anticamente era sviluppato sul Monte Castellano come si evince dalla cinta muraria di case ancora presente, poi gli abitanti costruirono più a valle e ogni casa ha una cantina attrezzata ancora con botti, torchi e vasche per uva. È un paese che conserva tra le sue strette vie architetture storiche, come la chiesa di San Michele Arcangelo che custodisce un tabernacolo gotico decorato con affreschi quattrocenteschi, o i palazzi che nascondono le memorie di un'economia basata sulla coltivazione della vite. Tanto che è stato inaugurato di recente un Museo del Vino nel Palazzo Rivera».
Anche la sua cantina è un piccolo museo del vino, segno di un rapporto storico con le vicende del borgo.
«La nostra famiglia ha avuto da sempre un rapporto strettissimo col paese, la sede storica nasce proprio in un palazzo settecentesco che racchiude una piccola meraviglia dell’architettura enologica abruzzese, una grande cisterna rivestita in vetro di Murano costruita nel 1893 da Alfonso Pietrantonj. Un'altra sede è nella via centrale del borgo, una cantina con antiche botti che arrivano a contenere anche 365 ettolitri. La gente di Vittorito è legata indissolubilmente alla viticoltura e le mani dei nostri agricoltori più anziani dicono in silenzio quel che mille parole non potrebbero dire, una vita di fatica e dedizione alla nostra azienda, di partecipazione alle nostre fortune e disgrazie. Da oltre 200 anni i Pietrantonj hanno coltivato vigneti e vinificato superando fillossera e terremoto, e forse così hanno contribuito a conservare in una zona bellissima ma difficile una tradizione vitivinicola».
Tutto a Vittorito parte dai vigneti insomma. A quale è più legato?
«Il Cerano è particolarmente suggestivo. È un appezzamento a 370 metri sul livello del mare, di circa 10 ettari vitati, con terreno di medio impasto, esposto a Sud. Lì le uve si raccolgono a mano, tardivamente, tra fine ottobre e inizio novembre, in un ambiente dal microclima eccezionale, caratterizzato da forti escursioni termiche giorno-notte e da una buona ventilazione pomeridiana proveniente dalle gole di Popoli che permette alle uve di asciugarsi e non subire attacchi fungini».
Lì nasce il suo Cerano Cerasuolo d'Abruzzo Doc Superiore, è un vino particolarmente legato a Vittorito?
«Perché da sempre questo tipo di vino rappresenta il temperamento del nostro borgo. È un vino dal carattere spiccato, molto versatile, che si accompagna bene ai piatti della cucina tradizionale vittoritese come patate e fagioli, teglia di verdure, pizzelle, mandorle atterrate, da gustare magari al ristorante Il Castello dello chef Mario Rulli, e se poi si vuole soggiornare c'è il B&B Il Minotauro. Insomma nei profumi del Cerasuolo si rispecchia tutto il clima del paese, un paese che da sempre dà voce alla vocazione del suo territorio, un gioiello che credo debba essere riscoperto, conservato e valorizzato».
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