“Vuoti d’amore” tra vita vera e palco

11 Dicembre 2021

Al Teatro Zeta oggi commedia per la stagione “Volo libero”, domani Rodari per “Papaveri e Papere”

L’AQUILA. Week-end denso di appuntamenti per tante realtà culturali che ruotano intorno al Teatro Zeta dell’Aquila. Questa sera (ore 21) lo spazio teatrale nella frazione di Monticchio ospita un nuovo spettacolo nell'ambito della 16ª stagione di prosa “Volo Libero”– direzione artistica di Manuele Morgese, con “Vuoti d’amore” – portato in tour dalla compagnia NoveTeatro di Reggio Emilia.
Scritto e interpretato da Elisa Lolli e Gabriele Tesauri, la piéce si propone come una commedia che non lascia scampo ai sentimenti. Un tuffo nei ricordi di due persone. Un viaggio all’interno di una passione comune: quella per il teatro. Perché essere attori non è solo un lavoro: è vita. Con i suoi momenti divertenti e quelli di sconforto, le gioie e le fatiche. Un difficile tentativo di mettere in scena un flusso di coscienza: «Non c’è un noi», si legge nelle note di regia. «Non c’è mai stato davvero. L’amore non c’è e forse non esiste nemmeno un’idea precisa di futuro. Si proverà a risolvere tutto attraverso un salto nel vuoto che abbiamo dentro». Domani, domenica 12 dicembre, appuntamento alle 17.30 con la rassegna “Papaveri e Papere” dedicata ai più piccoli. In scena “Il re senza corona”, realizzato dalla Compagnia Seven Cult del teatro Bella Monaca di Roma. Un adattamento del testo di Gianni Rodari. In contemporanea, nello stesso weekend, Manuele Morgese firma la regia dello spettacolo “I giganti della montagna”, con Monica Pisano, Aldo Sicurella, Marta Proietti Orzella e lo stesso Morgese. Lo spettacolo viene presentato oggi e domani alle 18 in anteprima nazionale al teatro Paulilatino di Oristano. Si tratta dell’ultima opera di Pirandello ed è incompiuta, ma resta comunque il testamento estetico del teatro pirandelliano. Si racconta la storia della compagnia della contessa Ilse che arriva alla villa detta “La Scalogna” dove vive un gruppo di diseredati, guidati dal così detto “mago Cotrone” che dà loro rifugio. Parliamo del personaggio attorno al quale si muove tutta la macchina narrativa, dentro e fuori il palco. Ma Cotrone è anche qualcosa di più: è colui che vive rifugiato o emarginato nella propria illusione, nella folle e paradossale concezione che il Teatro possa vivere di per sé, luogo della magia in cui i personaggi, come fantasmi, vivono di vita propria, generati dalla testa dell’autore; tema quest’ultimo già trattato più volte da Pirandello. Il teatro deve vivere in un luogo protetto lontano dalla società volgare e del progresso tecnologico, lontano da quei “Giganti”, da quegli uomini mostruosi, abbrutiti dalla vita quotidiana del mondo d’oggi.