Zampogne e zampognari miti dell’Abruzzo pastorale

16 Novembre 2020

Menabò manda in libreria un ricco e documentato saggio di Antonio Bini Storia, radici, influenze di una tradizione popolare che non smette di affascinare

PESCARA . Il Natale aveva musiche tutte sue. In Italia i canti erano accompagnati dallo strumento classico dei pastori, la zampogna, “Tibia utricularis”, nota per la sua forma e per i suoi originalissimi suoni, da cui sprigionava una primitiva e straordinaria potenza espressiva che affascinava bambini e adulti. La forma dello strumento, la sua costruzione e la stessa maniera di suonarla cambiano a seconda delle aree geografiche e nelle differenti epoche. La zampogna era particolarmente diffusa nel centro-sud Italia fino ad un secolo fa anche in Abruzzo ma le guerre, il terremoto del 1915, il crollo dell’economia pastorale e l’emigrazione, ne avevano provocato la pressoché totale scomparsa. Eppure la storia degli zampognari ha lasciato tracce rilevanti.
Il saggio di Antonio Bini “Zampognari mito dell’Abruzzo pastorale”, edito da D’Abruzzo-Menabò, uscito in questi giorni, ricostruisce la memoria perduta degli zampognari abruzzesi attraverso una straordinaria serie di riferimenti letterari musicali e artistici italiani e stranieri che permettono di avventurarsi piacevolmente nella storia di questi singolari pastori-musicisti, anche grazie ad un accurato e documentato corredo di immagini (oltre un centinaio) che arricchiscono il libro. Bini mette in evidenza soprattutto le tracce più diffuse e presenti anche nella società di oggi che rivivono in tante composizioni di musicisti che nel corso dei secoli trassero da loro ispirazione. Tra questi, in particolare, nel libro si ricordano Hector Berlioz, che compose “Sérénade d'un montagnard des Abruzzes à sa maîtresse" e Georg Friedrich Händel, che dedico la XIII parte del celebre oratorio Messiah all’arcadica “Pifa”, abbreviazione di pifera o pifferaio. Una recente operazione di restituzione alle sonorità originarie delle zampogne e delle ciaramelle è stata curata dal maestro Antonello Di Matteo, già direttore artistico dell’Associazione Zampogne D’Abruzzo e attualmente componente della Philarmonic Orchestra di Philadelphia e docente della Drexell University.
Il saggio infine rilancia il ruolo che ebbe il compositore Vittorio Pepe, amico e coetaneo di Gabriele d’Annunzio.