Zerocalcare: disegno per esorcizzare il G8

L’artista ha incontrato i suoi fan in una libreria di Avezzano: «Ho cominciato a fare fumetti dopo le violenze di Genova»
AVEZZANO. Diretto, spontaneo e pronto con pochi schizzi a disegnare quello che c'è fuori. La finestra sul mondo di Zerocalcare, nome d’arte del 35enne disegnatore di fumetti aretino, che ieri si è aperta ad Avezzano e centinaia di fan hanno aspettato per ore davanti al Mondadori bookstore per stringergli la mano e farsi fare un disegno personalizzato. Fra un autografo e l’altro Zerocalcare si è raccontato al Centro.
Ha iniziato fin da giovanissimo a disegnare. Come è nata questa voglia di esprimersi attraverso i fumetti?
Ho letto tantissimi fumetti da bambino. Poi, quando ho avuto l'età che tutti suonavano e avevano un gruppo, io, che di musica non capivo niente, ho iniziato a fare fumetti. A 17 anni, di ritorno dal G8 di Genova, dovevo in qualche modo esorcizzare quello che avevo visto e ho cominciato a disegnare.
Dalle locandine per i centri sociali alle pagine per i giornali come la Repubblica e Liberazione, come è stato questo passaggio?
Non c'è stato mai un vero passaggio perché non c'è stata mai l'esigenza di cambiare qualcosa. La fortuna lavorativa è arrivata quando ho iniziato a raccontare delle storie autobiografiche. Ho iniziato a vendere i libri e poi, quando i miei fumetti sono diventati un fenomeno, i grandi giornali mi hanno cercato. Però non ho mai cambiato linguaggio.
A Rebibbia (il quartiere di Roma dove è cresciuto) c'è un grande murales che ha realizzato con scritto: benvenuti. Quanto ha contribuito dal punto di vista espressivo vivere in una periferia sempre più multietnica e variegata?
Non so quanto ha contribuito, certo è che si tratta di un luogo dalle mille contraddizioni. Nel raggio di pochi metri c'è lo spacciatore che non è mai uscito dal suo lotto e quello che fa il dottorato in Fisica, e poi gli stranieri e gli anziani. La periferia ha mille volti. Sicuramente ti apre molto la mente.
Una sua storia sul fenomeno sociale del neofascismo è stata pubblicata sull'Espresso a gennaio. Quanto è stato difficile dosare le parole e le immagini?
Era un terreno sul quale mi sentivo a mio agio, ma è stato complicato comunque. La cosa più difficile è stata trovare un linguaggio inclusivo e meticoloso per parlare di un argomento così. Non dovevo spiegare a chi come me sa bene, per esempio, cosa vuol dire un'aggressione nei centri sociali da parte dei neo fascisti. Dovevo spiegarlo a chi non lo conosceva, e non è stato facile. Ho dosato ogni sillaba. Diciamo che è stato poco spontaneo e molto studiato.
Da qualche anno c'è un blog dove vengono pubblicati i suoi fumetti. Internet e tutto il suo mondo è veloce, il fumetto invece è lento. Come è riuscito a unire questi due aspetti?
È nato tutto spontaneamente e poi è cresciuto. Prima ero anche io molto attento agli aggiornamenti, lo facevo almeno una volta a settimana, poi ogni quindici giorni e adesso ogni morte di Papa. Però è quello che mi dà più soddisfazione.
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