Zlatan, ritratto a fumetti del campione

6 Novembre 2018

Feltrinelli pubblica il graphic novel di Paolo Castaldi sul calciatore Ibrahimovic

L’indagine alle origini di un mito contemporaneo come parabola sociale: questo è “Zlatan” (Feltrinelli comics, 119 pagine, 16 euro), graphic novel che Paolo Castaldi ha dedicato al calciatore svedese Zlatan Ibrahimovic. Tra racconto e giornalismo a fumetti porta l'autore a Rosengård, il quartiere-ghetto di Malmö dove Ibrahimovic è cresciuto gomito a gomito con altre storie come la sua, di fuga, emarginazione e riscatto. Il tratto a matita di Castaldi comunica proprio il senso di una storia in divenire, il continuo bisogno di emergere e stupire che ancora contraddistingue il calciatore, e che viene da lontano. Dalle tradizioni calcistiche slave, ad esempio, di cui Ibrahimovic eredita il gusto del gesto spettacolare, come spiegato in un'intervista impossibile con lo scrittore Vladimir Dimitrijevic, un frutto delle sue radici bosniaco-croate e dallo stesso melting pot del quartiere. Come provato già nelle storie su Maradona o la boxe, Castaldi approfitta dello sport per dipingere un quadro più vasto. In questo caso, mentre attraversa la città e parla con i suoi abitanti, l'autore tocca con mano le tensioni sociali e razziali che scorrono nelle vene della Svezia, dietro una facciata di calma e tolleranza: Malmö appare come un mondo diviso in due da Nobelvägen, la strada che divide i quartieri ricchi dalle periferie degli immigrati. Zlatan scavalca questa barriera e percorre idealmente l'arteria Amiralsgatan grazie a capacità straordinarie, nel momento in cui le sue prodezze nella squadra di quartiere Fbk Balkan lo portano fino alle giovanili del Malmö, punto di partenza di una carriera nei club più prestigiosi del mondo. Ma piuttosto che ritrarre l'epica del campione, il libro preferisce investigare le ragioni dell'atteggiamento sul campo e fuori dal campo di Zlatan. Alla radice, conclude Castaldi, c'è la storia di rivalsa non solo sua, ma di tutta Rosengård, contro la marginalità economica, sociale e culturale. L'orizzonte del ghetto non scompare mai, insomma, sostenendo che per Ibrahimovic quello non sia solo il luogo d'origine, ma tuttora il suo palcoscenico. O, come sintetizza un motto riportato nel libro: «Puoi togliere un ragazzo dal ghetto, ma non toglierai mai il ghetto dal ragazzo».
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