È morto Bernard Lewis, storico dell’Islam

21 Maggio 2018

Lo studioso ebreo aveva 101 anni. Fu contestato per le sue posizioni critiche sul mondo musulmano

NEW YORK. Bernard Lewis, ritenuto uno dei massimi storici occidentali del Medio Oriente, è morto ieri negli Stati Uniti a 101 anni. Lo riferiscono i media israeliani.
Nato a Londra da genitori ebrei il 31 maggio del 2016, Lewis studiò all'università della capitale britannica e alla Scuola di studi orientali e africani (Soas) e anche all'università di Parigi laureandosi in Storia dell'Islam. Ha insegnato a Princeton e anche alla Cornell University. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nell'intelligence britannica. Largamente tradotto in tutto il mondo (Italia compresa), è stato tra i curatori della “Cambridge History of Islam”, uno dei testi di riferimento principali tra gli studiosi del ramo. Fortemente critico di alcune posizioni dell'Islam contemporaneo, Lewis si è più volte espresso a favore di Israele battendosi contro l'antisemitismo che ha analizzato in molti suoi testi.
Le sue prese di posizioni assai critiche verso certe forme di pensiero dell'Islam moderno e contemporaneo gli sono valse alcune aspre contestazioni, specialmente in ambiente islamico.
Nel 1976, tre anni prima della Rivoluzione islamica in Iran, Lewis, sulla rivista conservatrice Commentary, parlò di «Ritorno dell'Islam» in un momento in cui la narrativa sul Medio Oriente era fondata sulle categorie politiche di destra e sinistra. Lewis, in quell’articolo, scrisse di una «ricorrente riluttanza» a riconoscere «l'universalità della religione come un fattore nelle vite dei popoli musulmani».
In Francia, negli anni novanta, la sua visione critica delle violenze perpetrate dai Giovani turchi ai danni della minoranza armena (che egli dubitava potessero essere bollate come «genocidio», limitandosi a qualificarle come «massacri» in quanto non mossi dalla precisa volontà di eliminare tutti gli armeni) gli valsero una causa civile e la condanna alla simbolica multa di un franco.
Il tribunale in prima istanza non volle infatti tener conto della libertà d'indagine e di pensiero dello storico. A intentargli causa fu un'organizzazione che si batteva contro l'antisemitismo.
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